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Il conto, salatissimo, del Covid: il Pil crolla ovunque (tranne in Cina)

C’è una parola, “recessione”, che in queste settimane complicate spaventa i governi come e più dell’emergenza sanitaria legata alla diffusione del coronavirus. Una crisi economica senza precedenti, quella che ha di colpo investito gli Stati di tutto il mondo. Che, come certificato dai dati pubblicati da Le Monde, ha visto per esempio il Regno Unito ritrovarsi a fare i conti con un improvviso calo del Pil del 20,4% nel secondo semestre del 2020. Numeri che fanno paura. E che però non hanno lo stesso peso a ogni latitudine del globo.

Il conto, salatissimo, del Covid: il Pil crolla ovunque (tranne in Cina)

A pensar male si fa peccato, per carità. Ma spesso, come era solito ripetere Giulio Andreotti, ci si azzecca. E così ecco che in tanti guardano con sospetto alla Cina, l’unica nazione in un momento così terribile ad aver tenuto botta. La seconda economia mondiale ha evitato la recessione contenendo l’epidemia, con il Pil che ha registrato un ripresa dell’11,5% nel secondo trimestre, dopo un calo del 10% nel primo. Su base annua, il calo è stato del 6,8% nel primo trimestre e del 3,2% nel secondo. Dalle parti di Pechino, insomma, la crisi si è fatta sentire poco o nulla rispetto a quanto accaduto alle rivali del Dragone.

Il conto, salatissimo, del Covid: il Pil crolla ovunque (tranne in Cina)

Un trend decisamente in controtendenza in un momento storico in cui anche l’Australia, per la prima volta in trent’anni, è entrata in recessione. L’India ha a sua volta annunciato un calo record del Pil (-23,9%), mentre il Brasile, la più grande economia dell’America Latina, ha visto a sua volta crollare il prodotto interno lordo del 9,7% tra aprile e giugno, contando nel frattempo oltre 121 mila morti a causa della pandemia. Male anche gli Stati Uniti, scesi del 9,5% nel secondo trimestre dopo un calo dell’1,3% nel primo.

Il conto, salatissimo, del Covid: il Pil crolla ovunque (tranne in Cina)

In ginocchio è però anche tutto il Vecchio Continente, con l’area euro che ha visto nel complesso il Pil contrarsi del 12,1% in primavera dopo il -3,6% del trimestre precedente. “Il maggior calo dall’inizio della serie temporale del 1995” secondo l’ufficio statistico europeo Eurostat, con l’Italia a far registrare un calo del 5,4% nel primo trimestre e del 12,8% nel secondo. Una crisi che ha colpito tutti indiscriminatamente, dunque. Con l’eccezione di quella Cina da dove il coronavirus ha mosso i primi passi.

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