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Morti con Covid o morti di Covid? Il rapporto choc che cambia tutto

Quante persone sono davvero morte a causa della pandemia? E cosa si intende di preciso con l’espressione “morti di Covid” che tante, tantissime volte abbiamo sentito in questi drammatici mesi? In realtà, la prospettiva che abbiamo avuto finora dall’emergenza sanitaria potrebbe essere completamente sbagliata. A evidenziarlo è un articolo a firma di Franco Bechis apparso su il Tempo che riprende l’analisi fornita dall’Istituto superiore di Sanità (Iss). Ma cose emerge dai dati emersi dal campione statistico di cartelle cliniche raccolte dall’istituto?

"I morti di Covid? Due terzi avevano già malattie gravi": il rapporto choc

Dei 130.468 decessi registrati dalle statistiche ufficiali al momento della preparazione del nuovo rapporto sul Covid, soltanto “3.783 sarebbero dovuti esclusivamente al virus”. In tutti gli atri casi l’infezione si è sommata ad altre patologie preesistenti. E infatti la restante parte dei decessi ha riguardato persone che avevano da una a cinque malattie. Ma il dato più sorprendente che emerge è che addirittura il 67,7% ne avrebbe avuto almeno tre.
Ciò non significa che il virus non abbia comunque svolto un ruolo importante nell’’aggravarsi delle condizioni cliniche e nella successiva morte. Probabilmente molti dei pazienti sarebbero ancora in vita. Ciò che invece è ancor più rilevante è che l’effetto del virus si depotenzia in presenza di persone sane.

Andando a spulciare i dati nel dettaglio, l’analisi proposta da Il Tempo sottolinea che “il 65,8% degli italiani venuti a mancare dopo essere risultati positivi al Covid soffriva di ipertensione arteriosa, il 23,5% di demenza, il 29,3% di diabete, il 24,8% di fibrillazione arteriale. E ancora: il 17,4% aveva delle complicazioni ai polmoni, il 16,3% era stato colpito da cancro”. Molti pazienti presentavano più di uno di questi fattori contemporaneamente nel momento in cui sono entrati a contatto con il virus.

In conclusione, sebbene questi dati non possano in alcun modo essere letti al fine di sminuire la drammaticità di un evento sul quale ancora non è stata fatta piena luce, e di certo non potrà farlo la monca commissione di vigilanza prevista dal Parlamento, essi diminuiscono enormemente la pericolosità del Covid nelle fasce di età più giovani e nei confronti della popolazione non colpita da altre patologie. Stando così le cose, alla luce anche di una vaccinazione che ha coperto il 74% della popolazione in genere, ma quasi il 90% di quella nelle fasce a rischio, non si capisce per quale motivo il governo Draghi insista nel protrarre lo stato di emergenza che oramai sembra non avere più alcun fondamento.

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