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Ecco perché non si possono revocare i Green pass di “Adolf Hitler” e “Topolino”

Nella caos generale successivo alla decisione del governo di far entrare in vigore l’obbligo di Green pass per tutti i dipendenti, nonostante le proteste di un’ampia fetta della popolazione, ne abbiamo viste un po’ di tutti i colori. Compreso il caso dei documenti falsi circolati in rete, come quello a nome di Adolf Hitler: nonostante le ironie di tanti utenti, si è scoparto che queste certificazioni passano l’esame delle app di verifica, nell’imbarazzo generale dei cervelloni che avrebbero dovuto gestire le operazioni legate all’adozione della certificazione virtuale. Una vicenda, in realtà, più ingarbugliata di quanto si potrebbe immaginare.

Ecco perché non si possono revocare i Green pass di "Adolf Hitler" e "Topolino"

Se pensate, infatti, che siano sufficienti pochi passaggi per correggere l’evidente errore, che permette agli italiani di scaricare certificati associati a nomi assurdi (oltre a Hitler, un altro dei più gettonati è Topolino), sappiate che vi sbagliate di grosso. La Commissione Europea e gli Stati dell’Unione si sono dovuti rimboccare subito le maniche per correre frettolosamente ai ripari: allo studio c’è un sistema che permetta di riconoscere i falsi Green pass e bloccarli, con tanto di lista in cui inserire ogni nominativo poco credibile così da far scattare automatica la luce rossa in caso di controlli.

La notizia è stata pubblicata dalla testata Wired, che ha citato fonti interne alla Commissione e ai gruppi di lavoro dell’eHealth Network, che coordina le infrastrutture digitali per la salute. Anche perché nel frattempo, ovviamente, la reazione dei cittadini è stata quella di una generica sfiducia nel sistema: perché controllare meticolosamente il Green pass, come richiesto teoricamente dalle autorità, se addirittura circolano codici qr falsi ma non riconosciuti come tali dalle app di verifica?

Nonostante i casi eclatanti, revocare un Green pass falso non è infatti operazione semplice. Secondo Wired, “siccome invalidare le chiavi che hanno firmato il documento falso implicherebbe un blocco in massa di un gran numero di documenti, la maggior parte dei quali regolari, nelle riunioni in corso tra i rappresentanti dei governi europei in queste ore si spinge per adottare un meccanismo di revoca. Per semplificare, l’idea è di inserire i Green pass falsi in liste nere che li invalidano al momento della verifica”. Con il rischio che però il Garante della privacy, trattandosi di dati potenzialmente sensibili, chieda un intervento ad hoc. Nel frattempo, l’imbarazzo resta, e tanto. Soprattutto per Paesi come l’Italia che sul certificato verde hanno puntato tutte le loro fiches.

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