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Ecco a cosa servono davvero i vaccini usati nella pandemia. La ricerca che spiega il vero obiettivo di Big Pharma

Pubblicato il 13/08/2022 13:48 - Aggiornato il 15/08/2022 10:56

Dopo l’esperimento mal riuscito del vaccino contro il Covid, sembra che la scienza si stia concentrando sempre di più su un altro tentativo di “reingegnerizzazione” del patrimonio genetico umano. I progetto del “nuovo uomo” vedrà, dopo il varco aperto con i vaccini a mRNA, subirà un’accelerazione con la “cura” dei tumori attraverso farmaci sperimentali che verranno presentati ufficialmente come vaccini. E tutto questo senza che un tema così fondamentale come la riscrittura del genoma umano, abbia affrontato il confronto pubblico e superato il vaglio degli elettori. Proprio da uno dei centri di ricerca più attivi del nostro paese arriva la notizia di uno studio che ha testato gli effetti di un vaccino anti-cancro sviluppato sulla falsa riga dei sieri Astrazeneca, ovvero a base di un adenovirus di gorilla. Il fatto che questa volta si pensi ad un vaccino per un male realmente temuto da tutta la collettività lascia intendere che, in un futuro non troppo distante, si utilizzerà proprio il tema del cancro come ariete per far breccia nelle menti e, soprattutto, nei corpi di qualche miliardo di cittadini nel mondo. Nuova sperimentazione in vista? E a che prezzo?
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Chi ha condotto la ricerca

La ricerca, condotta dai ricercatori del laboratorio Armenise-Harvard di immunoregolazione presso l’Italian Institute for Genomic Medicine (Iigm) e della biotech italo-svizzera Nouscom, è stata pubblicata su ‘Science Translational Medicine’. Fra gli autori della ricerca, Luigia Pace, direttrice del laboratorio di immunoregolazione Armenise-Harvard presso l’Irccs Fondazione del Piemonte per l’Oncologia di Candiolo. Spiega come funziona questo vaccino, quali sono stati i risultati della sperimentazione e quali prospettive si aprono. La sperimentazione è stata condotta grazie anche al sostegno di Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro.
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Di che tipo di vaccino si tratta

Intervistata da la Repubblica, la Dott.ssa Pace, ha specificato che la scommessa dei ricercatori, coi vaccini terapeutici, è sempre stata quella di poter trattare il cancro come fosse un virus che attacca l’organismo: “Le attività di ricerca sono rivolte ad indentificare cosa è cambiato nel virus rispetto ad una cellula normale per poterlo attaccare come un organismo estraneo, appunto come un virus”. L’esperta ha poi illustrato il funzionamento del vaccino da loro ideato e quali sono le differenze rispetto agli altri studi condotti finora: “Si tratta di un vaccino che sfrutta un virus reso innocuo, nel quale, come un cavallo di troia, abbiamo inserito le mutazioni del tumore. In questo modo è possibile risvegliare la risposta dei linfociti T specifici contro quel tipo di mutazione, che il tumore ha reso esausta e non funzionale”.
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La sperimentazione su 12 pazienti

Per il momento la sperimentazione è stata condotta su un piccolo campione di 12 pazienti con cancro al colon del tipo MSI (instabilità dei microsatelliti) in fase metastatica: “In questo tumore abbiamo identificato degli antigeni particolari condivisi da più pazienti per poter fare un vaccino che andasse bene a tutti i pazienti con MSI. Per altri tumori sarà necessario un approccio personalizzato, cioè un vaccino per ogni paziente. Ad ogni modo, oltre al vaccino i pazienti hanno anche ricevuto un farmaco immunoterapico appartenente alla famiglia degli inibitori dei checkpoint immunitari: “La nostra sperimentazione preclinica ci aveva già indicato che quando la malattia è avanzata è necessario un trattamento combinato”.

Quale sarà il prezzo da pagare?

Tutto bene, ma ci scuserà “la scienza” se, dopo l’esperienza dei vaccini anti-Covid e delle promesse totalmente disattese dei colossi farmaceutici, alcuni scettici avanzeranno qualche dubbio su questa nuova parata di vaccini salvifici, proposti come la panacea del male più temuto in assoluto. Speriamo solo che il prezzo da pagare per questo nuovo tentativo di reingegnerizzazione dell’essere umano non sia più di alto di quanto già ampiamente pagato negli ultimi due anni.

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