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“Non fatelo”. Poliziotto morì a 50 anni dopo AstraZeneca, ora vogliono archiviare: tutta la rabbia della famiglia

Pubblicato il 14/03/2023 17:16
Davide Villa AstraZeneca
Davide Villa

Davide Villa era il vice sovrintendente della polizia in servizio alla squadra mobile di Catania. È morto a soli 50 anni, il 6 marzo 2021, dopo la somministrazione del vaccino anti Covid-19 di AstraZeneca. Nella giornata del 13 marzo si è svolta, davanti al Gip Simona Finocchiaro, l’udienza per decidere sulla prosecuzione delle indagini preliminari dopo che la Procura ha chiesto l’archiviazione del caso. La famiglia, però, si oppone fermamente alla decisione: “Ci auguriamo che il giudice voglia accogliere le richieste dei nostri legali, gli avvocati Stefano Maccioni e Carlo Peluso”, ha affermato a termine dell’udienza il fratello della vittima, Fabrizio Villa, che insieme alla mamma e alle sorelle avevano presentato una denuncia per chiarire l’accaduto. (Continua a leggere dopo la foto)
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“Ancora oggi – affermano i legali della famiglia di Davide Villa sentiti dal Corriere della Sera – non sono state acquisite le autorizzazioni rilasciate dalle competenti autorità, ed in particolare dall’Aifa, in relazione al vaccino AstraZeneca nonostante quanto disposto dallo stesso Giudice e dal pubblico ministero. Continua così a rimanere una zona d’ombra su come siano state concesse le relative autorizzazioni alla somministrazione di quel vaccino e, soprattutto, sui risultati della sperimentazione effettuata dalla stessa casa farmaceutica”. (Continua a leggere dopo la foto)
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“I consulenti nominati dal Pm – aggiungono i due avvocati della famiglia del poliziotto Davide Villa – hanno stabilito il nesso di causalità tra il vaccino e la morte, ma non hanno chiarito se, in base ad una pubblicazione scientifica del maggio 2007 apparsa sul Journal of Virology che metteva in risalto come i vaccini a vettore adenovirale potevano dare problemi di trombocitopenia, si sarebbe dovuto e potuto già individuare tale rischio prima della messa in commercio del vaccino, predisponendo idonei accorgimenti volti ad evitare i vari decessi”. (Continua a leggere dopo la foto)
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Il fratello: “Il procedimento non deve essere archiviato”

“Davide Villa, prima vittima del vaccino AstraZeneca, ha salvato con il suo sacrificio tante vite umane – afferma il fratello Fabrizio -, la sua morte ha messo in guardia dai rischi che ne potevano derivare, costringendo le autorità a prendere provvedimenti, fino alla sospensione. Io e la mia famiglia ci auguriamo che il procedimento non venga archiviato fino a quando non si sia riusciti a chiarire come si sia arrivati all’autorizzazione su larga scala di quel vaccino“. E ce lo auguriamo anche noi, insieme alle tante altre vittime che purtroppo ancora non hanno voce, verità e giustizia. Ma il muro crollerà, prima o poi.

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