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Così Bruxelles ci spinge ad abbandonare il Made in Italy

Mentre Christine Lagarde cerca di rassicurare i mercati annunciando come la contrazione economica dovrebbe fermarsi all’8%, al di sotto di quanto sostenuto da stime precedenti, a tenere banco è il dibattito su come dovrebbero essere spesi i tanto discussi soldi del Recovery Fund. Quelli che, come ormai noto, non arriveranno prima del 2021. E che i cosiddetti “Paesi frugali”, contro i quali l’Italia ha duramente battagliato in questi mesi, vorrebbero spesi solo in parte e non nella totalità dell’ammontare del “Piano pandemia” (1.350 miliardi di euro). Le ipotesi sul tavolo per investirli sono tante.

Così Bruxelles ci spinge ad abbandonare il Made in Italy

Il dibattito si è incentrato, in Italia, sulla rete unica della fibra, tema che ha riacceso le polemiche sulla possibilità che la gestione passi in mano a Tim con la compiacenza di Cassa Depositi e Prestiti. Oppure sulla lotta in difesa dell’ambiente, argomento che si collega istantaneamente a un altro, ben più specifico e delicato: la situazione dell’ex Ilva di Taranto, trappola che il governo non è ancora riuscito a disinnescare e intorno alla quale i Cinque Stelle, quelli del “Basta Ilva” gridato in piazza, hanno già incassato l’ennesima figuraccia. L’ultima ipotesi è quella di una riconversione all’insegna dell’idrogeno, annuncio che per la verità ha lasciato piuttosto freddi gli stessi abitanti della città pugliese. Ma il rischio, a detta degli esperti, è un altro.

Così Bruxelles ci spinge ad abbandonare il Made in Italy

Quello che Conte, il Pd e i Cinque Stelle continuano a non voler vedere, infatti, è la lunga lista di problemi strutturali che l’Italia si trascina dietro come pesanti macigni. Senza intervenire su quello, i soldi del Recovery Fund rischiano di diventare solo un’altra occasione sprecata. Serve, innanzittuto, un programma di sostegno serio alle piccole e medie imprese, realtà che costituiscono un vero e proprio patrimonio per il nostro Paese e che pagano più di tutti il conto, salatissimo, della crisi economica. In quel settore è custodito il segreto del successo del Made in Italy. E proprio lì, però, Bruxelles non sembra intenzionata a destinare le proprie risorse.

Così Bruxelles ci spinge ad abbandonare il Made in Italy

In un’Unione sempre più di nome e sempre meno di fatto, nata per tutelare innanzitutto gli interessi di Francia e Germania, l’eccellenza italiana sembra vista come un’erbaccia da estirpare a tutti i costi. Per convenienza, per invidia o chissà per cos’altro. Bruxelles ci offre, così, un indebitamento sempre maggiore e un’ingerenza crescente da parte delle potenze straniere nei nostri settori-chiave. E chi se ne frega se, nel frattempo, i piccoli imprenditori annaspano, i posti di lavoro saltano. I pesci piccoli devono pagare i loro errori a caro prezzo, mentre le banche vengono puntualmente salvate. Questa, d’altronde, è l’Europa che piace a Parigi e Berlino.

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