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Bonomi, Confindustria e l’altra superpoltrona da 107mila euro di soldi pubblici

Una volta si sarebbe gridato al conflitto d’interessi. Ma dato che al governo ci sono i giallorossi, e dato che le persone sono impegnate a fronteggiare una pandemia, queste cose passano un po’ in sordina. Venerdì 2 ottobre, infatti, i soci di Fiera Milano spa hanno confermato Carlo Bonomi alla presidenza della società. Peccato, però, che Bonomi sia anche presidente di Confindustria. Non era mai successo prima che il numero uno di Confindustria, l’alfiere dell’imprenditoria privata, accettasse un incarico, e il relativo compenso di 107 mila euro l’anno, da un’azienda a controllo pubblico. A raccontare il tutto nei dettagli è Vittorio Malagutti su L’Espresso: “Fiera Milano, infatti, fa capo all’omonima fondazione, che a sua volta dipende dalla regione Lombardia. È toccato quindi alla giunta Fontana dare luce verde alla candidatura di Bonomi per la presidenza di Fiera spa, che è quotata in Borsa”.

Bonomi, dunque, ha afferrato al volo uno stipendio pubblico nel bel mezzo della pandemia. “La nomina al vertice di Fiera del presidente di Confindustria – sottolinea Malagutti – corre sul filo del conflitto d’interessi. La questione ruota attorno all’interpretazione di una norma del codice di governance della società, quella che vieta al presidente di svolgere incarichi esecutivi in società estranee al gruppo fieristico. Ed è il caso di Confindustria”.

Lo statuto dell’associazione nazionale degli industriali affida la gestione operativa a un direttore generale, ma ampi poteri sono riservati anche al presidente. Il quale, come si legge all’articolo 12, “provvede all’esecuzione delle de-liberazioni degli organi, nonché alla vigilanza sull’andamento delle attività confederali'”. Come si concilia questo ruolo con la regola di governance di Fiera Milano spa che vieta al presidente di rivestire incarichi esecutivi in altre società? “Nessuna incompatibilità”, questa in sostanza la risposta di Fondazione Fiera.

“A quanto pare, il numero uno degli industriali – analizza ancora L’Espresso – ritiene di poter conciliare i mille impegni nell’associazione di categoria con la presidenza di una società quotata in Borsa. Da una parte c’è il suo ruolo in un’azienda con centinaia di azionisti che ovviamente si aspettano profitti e dividendi in crescita. Lo stesso Bonomi però, come presidente di Confindustria, è anche chiamato a rappresentare gli imprenditori. E proprio questi ultimi sono i principali clienti della Fiera…”.

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