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Blocco navale, ecco come funziona davvero. In cosa consiste e come verrebbe messo in pratica

Pubblicato il 18/09/2023 14:34 - Aggiornato il 19/09/2023 08:59
blocco navale come funziona

C’è un concetto che più di altri sta circolando in queste ore. Blocco navale. Mentre l’Italia è travolta dall’emergenza immigrazione, con la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen criticata a Lampedusa (dove è stata costretta a scendere dall’auto), la premier Giorgia Meloni è più che mai intenzionata a dare una risposta e a fare sul serio. Quello che però si chiedono in molti è: concretamente, è possibile applicare un blocco navale per impedire le partenze via mare dei migranti? Come funziona? “Uno Stato serio controlla e difende i propri confini”, ha tuonato la premier e leader di Fratelli d’Italia. “Non mi stancherò mai di ribadire che l’unico modo per fermare l’immigrazione clandestina è il blocco navale”, ha ribadito. Ma qual è la sua idea? “Una missione europea in accordo con le autorità nordafricane. Solo in questo modo sarà possibile mettere fine alle partenze illegali verso l’Italia e alla tragedia delle morti in mare”. (Continua a leggere dopo la foto)
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Blocco navale, come funziona? Può essere realizzato?

Questo il concetto della premier Giorgia Meloni espresso sui social. Come funziona, dunque, il blocco navale? Da un documento di Fratelli d’Italia, pubblicato a marzo 2021, si può capire meglio qualcosa. Nel testo si legge che il “Blocco navale” è una “missione militare europea, realizzata in accordo con le autorità libiche, per impedire ai barconi di immigrati di partire in direzione dell’Italia. Non si tratta di respingimenti, perché questi avvengono in mare aperto. Tecnicamente, il “blocco navale” è un atto di guerra volto a impedire l’entrata o l’uscita di qualsiasi nave dai porti di un paese nemico. Fratelli d’Italia però si svincola da questa definizione, preferendo parlare di “interdizione alle partenze fatta in accordo e collaborazione con i libici”, e sottolineando che il termine “blocco navale” è una ” semplificazione”. (Continua a leggere dopo la foto)
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Quindi il blocco navale che vorrebbe la premier va visto come una “interdizione alle partenze fatta in accordo e collaborazione con i libici”. Un blocco navale concordato, dunque. Questo significa arrivare a un accordo di collaborazione con i governi della Libia e della Tunisia, finalizzato al contrasto delle partenze via mare (anche con mezzi di Stati europei ammessi nelle acque straniere), alla riduzione delle morti in mare, al soccorso delle imbarcazioni nelle acque extraterritoriali, al trasferimento dei migranti in centri di prima accoglienza nei territori extra Ue gestiti dalla Ue con la collaborazione di organizzazioni e associazioni umanitarie, alla gestione delle permanenze nel rispetto della dignità e dei diritti dei migranti, all’esame in loco delle richieste di ingresso e asilo, alle operazioni sul posto di respingimento e accoglienza connesse alla valutazione delle richieste dei singoli.

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