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Autostrade, il dossier del governo: “Violato il patto coi cittadini”. Nero su bianco

Mai il buco nero delle concessioni autostradali private era stato illuminato così in profondità come nella relazione della Corte dei Conti consegnata a Palazzo Chigi poche ore prima che nel decreto Milleproroghe fosse inserita la norma che prefigura la nazionalizzazione delle autostrade senza penali in caso di revoca delle concessioni. Il dossier viene ripreso oggi da La Stampa. Cosa c’è scritto? Pochi investimenti. Scarsa manutenzione. Profitti alti, ingiustificati e slegati dai costi sostenuti. Opaco sistema tariffario. Controlli fumosi. Sistematica violazione delle regole di mercato. Interesse pubblico mortificato. Sicurezza degli utenti non garantita. Slealtà nei rapporti con lo Stato. Questa è la sintesi perfetta del rapporto Autostrade-Stato.

La relazione – 200 pagine con una mole impressionate di numeri – è frutto di un anno di lavoro. Scrive La Stampa: “Quindici magistrati, coordinati dal presidente Angelo Buscema, hanno analizzato le carte di presidenza del Consiglio (che aveva manifestato interesse ai più alti livelli dello staff del premier Conte), tre ministeri, Anas, tre Autorità indipendenti e associazione dei concessionari. La rete autostradale è di quasi 7 mila chilometri, su cui transita il 90% del traffico su gomma e il 25% della mobilità nazionale. Le 22 società private ne gestiscono poco meno di 6 mila chilometri. Autostrade per l’Italia (gruppo Benetton) da sola oltre 3 mila (i più ricchi, valgono l’80% dei pedaggi); segue il gruppo Gavio con 1500. Per vent’anni le concessioni sono state tenute nascoste come il segreto di Fatima da ministero e concessionari”.

“Ciò ha prodotto – scrive la Corte – una zona grigia caratterizzata da incertezza giuridica ed economica, con sacrificio dell’interesse generale a favore di quello privato”. Con il ponte Morandi (43 morti) sono crollate anche le obiezioni “sostanzialmente inconsistenti” al diniego di trasparenza. Le concessioni “sono state affidate o prorogate senza gara, violando principi europei e naziona
li”. Lo schema Autostrade, esteso nel tempo a tutti i concessionari, ha determinato le anomalie oggi evidenziate dalla Corte dei Conti: “Eccessivo costo di subentro a carico dello Stato; proroga di fatto in seguito al ritardo nel riaffidamento della concessione; revisione contrattuale attraverso l’unificazione di tratte diverse, eludendo le gare; regime di favore sugli affidamenti di appalti a società collegate. Il mantenimento dello status quo ha accentuato le inefficienze” a danno degli utenti e cristallizzato clausole contrattuali “particolarmente vantaggiose per le parti private. Inoltre costante è risultata, nel tempo, la diminuzione degli investimenti”.

In particolare, prosegue la relazione, “numerose carenze di gestione sono state segnalate sulle tariffe, non regolate sulla base dei costi sostenuti; sul capitale, non remunerato con criteri trasparenti e di mercato, sull’accertamento periodico dell’allineamento delle tariffe ai costi; sui controlli degli investimenti attraverso la verifica delle manutenzioni”. I ricavi da pedaggi (5,9 miliardi l’anno) crescono a ritmo di 1 miliardo in 5 anni. Idem gli utili netti: quasi 1,6 miliardi l’anno, 600 milioni in più in cinque anni. Al contrario diminuiscono gli investimenti (più che dimezzati in cinque anni) e il rispetto dei piani economico-finanziari. Negli ultimi dieci anni sono stati spesi 15 miliardi anziché i 21,7 previsti. Le manutenzioni ordinarie rappresentano solo il 2,2% dei piani economico-finanziari, “una quota esigua” (la Corte cita l’Anac). Meno spendono in nuove opere e manutenzioni, più guadagnano.

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