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Boom delle partecipate di Stato, profitti record per Enel ed Eni. Ma le bollette degli italiani sono sempre più care

Lo Stato-padrone festeggia un 2019 da incorniciare e regala al Tesoro un nuovo tesoretto da quasi 9 miliardi. Lo rende noto oggi Affari e Finanza di Repubblica. “I numeri delle partecipate pubbliche quotate in Borsa sono quasi tutti in rosa: Piazza Affari ha fatto boom, facendo lievitare il valore di gran parte delle partecipazioni statali. Enel, Eni & C. hanno ritoccato all’insù i loro dividendi”. Ed è proprio su queste due partecipate che è bene mettere un attimo l’accento: Enel ed Eni fanno dunque grandi profitti, ma le bollette degli italiani sono sempre più care… Spesso adottare un comportamento attento all’ambiente, lampadine a risparmio energetico, attenzione a spegnere la luce, spesso non si traduce in un calo delle bollette.

La colpa è dei cosiddetti costi accessori, ovvero quelli fissi, che ammontano a circa il 40% della spesa. In pratica sulle bollette di 100 euro, 40 sono rappresentati dai costi fissi. Secondo quanto emerge da uno studio presentato in Senato dal Centro ricerche ambiente e consumo e dalla Fondazione Univerde, la spesa degli italiani per gli oneri generali di sistema ha superato i 100 miliardi di euro dal 2010 al 2017. Una cifra enorme, che continua a pesare nelle tasche degli italiani, nonostante le continue denunce delle associazioni dei consumatori. Enel ed Eni guadagnano sempre di più, ma le bollette non scendono.

Accanto a questo scempio, vale la penna sottolineare che, mentre i cittadini arrancano e non riescono ad arrivare a fine mese, il valore delle Borse globali è cresciuto di 17mila miliardi di dollari nel 2019 (balzando da 67mila a 84mila miliardi di dollari), e quello delle obbligazioni è lievitato di 6mila, raggiungendo il territorio inesplorato di 6mila miliardi. E questo è il certificato dello scollamento totale tra la realtà e il mondo della finanza. Loro si arricchiscono sempre di più, e la gente diventa sempre più povera.

Più in generale le obbligazioni europee categoria “investment grade” (quelle con rating affidabile) hanno generato un rendimento total return (prezzo e cedole) vicino al 4%. Nell’anno in cui la crescita globale dovrebbe attestarsi sui livelli più bassi dal 2008 (Pil non oltre il 3%) e le stime di inflazione a lungo termine dell’Eurozona (1,2%) e Usa (1,8%) sono scese sotto i target delle rispettive banche centrali, si è creata un’“inflazione finanziaria” senza precedenti che ammonta (considerando solo bond e azioni) ad oltre 23 mila miliardi di dollari, poco meno di un quarto del Pil globale.

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