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Autostrade, arriva la minaccia al governo per evitare la revoca della concessione

Riunioni improvvise, di notte, convocate in fretta e furia in un clima di tensione altissima. Per trovare una risposta a quel governo che continua a minacciare la revoca delle concessioni, eventualità resa meno fumosa e più concreta dal decreto Milleproroghe. E così, racconta Giuseppe Colombo sulle pagine dell’Huffington Post, i vertici di Autostrade si sono riuniti al civico 50 di via Bergamini per studiare le contromisure. Alla fine, a prevalere è la linea dura, quella del ricatto: se dovessero passare le nuove norme, decideremo di recedere la convenzione e chiedere un indennizzo per 23,5 miliardi di euro.

Autostrade, arriva la minaccia al governo per evitare la revoca

Autostrade ha paura. Si è resa conto che il Movimento Cinque Stelle stavolta ha deciso di andare fino in fondo, avvisando Matteo Renzi che indietro non si torna. Le questioni aperte, tra le quali proprio la revoca della concessione ad Aspi, vanno risolte a breve, a partire dai prossimi Consigli dei ministri. E senza più posizioni ambigue, senza tergiversare. Il gruppo ha così deciso a sua volta di dare un segnale forte, per non farsi vedere spaventato. Mettendo in piedi una vera e propria minaccia nei confronti di quell’esecutivo che continua a rievocare, per bocca dei grillini, la tragedia del Ponte Morandi.

Autostrade, arriva la minaccia al governo per evitare la revoca

La replica va dritta al cuore del problema, l’articolo 33 del decreto Milleproroghe che disegna già uno scenario senza la presenza di Autostrade. “La rete autostradale in mano all’Anas, un meccanismo che punta ad attutire, se non addirittura ad azzerare, la penale che lo Stato deve corrispondere alla società in caso di revoca della concessione”. Autostrade però non ci sta, e controbatte sostenendo che le norme presentino profili di incostituzionalità e siano contrarie al diritto europeo.

L’azienda si riseva così ogni azione a propria tutela e punta a delegittimare la linea del governo, a partire da quello strumento identificato nel Milleproroghe. E proseguendo poi con un appello all’Europa, tirando in ballo la Commissione che nel 2006 aveva sancito l’impossibilità di modificare in maniera unilaterale i contratti di concessione. l’Europa. E qui si ricorda che la Commissione, nel 2006, ha sancito che i contratti di concessione non sono modificabili in modo unilaterale. Nella lettera inviata alle istituzioni si legge: “Se viene adottata una norma con i contenuti analoghi a quelli previsti dal Milleproroghe, allora scatta l’articolo 9 bis, comma 4 della Convenzione unica siglata tra lo Stato e Autostrade”. Che significa, sostanzialmente, che se il quadro regolatorio o normativo dovesse cambiare in modo peggiorativo, Autostrade può decidere di recedere dalla stessa Convenzione. E a quel punto lo Stato dovrebbe dare ad Aspi il valore della stessa concessione, fino alla scadenza fissata al momento per il 31 dicembre del 2038. Tradotto in soldi sono 23,5 miliardi.

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