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“Alterano il ciclo mestruale”. Ora è ufficiale. La ricerca choc, cosa hanno fatto al nostro corpo

Pubblicato il 03/10/2022 12:02

Del pericolo che i vaccini mRna potessero produrre delle modifiche al nostro dna aveva già parlato, in vita, il premio Nobel Luc Montagnier, recentemente scomparso. Un allarme rimasto inascoltato e che trova invece oggi la conferma in altri studi realizzati in tutto il mondo: ultimo in ordine cronologico, quello pubblicato su BioRxiv e nel quale viene dimostrato come l’mRna maturo per Spike, cioè la forma pronta per essere tradotta in proteina senza passare da altra funzione, “può passare dal citoplasma delle cellule al nucleo, all’interno del quale è contenuto il patrimonio genetico dell’organismo”.

Come spiegato da La Verità, che ha riportato i risultati della ricerca, “questo può enormemente favorire i processi di conversione dell’Rna di Spike verso il dna e la susseguente integrazione nel genoma umano”. Gli autori, nell’arrivare a questa conclusione, hanno poi lanciato l’allarme sull’assenza di indagini approfondite circa la genotossicità dei vaccini a mRna, nonostante il gran numero di vaccinazioni contro il Covid effettuate in tutto il mondo.

Una ricerca che farà discutere, visto che finora le aziende farmaceutiche avevano sempre negato la possibilità che l’mRna somministrato attraverso la vaccinazione possa penetrare nel nucleo cellulare e innestarsi nel patrimonio genetico umano. Lo stesso è stato fin qui sostenuto da governi e agenzie regolatrici, che però ora si trovano tra le mani una bella gatta da pelare. Anche perché nel frattempo continuano gli studi che sottolineano come i sieri anti-Covid possano provacare alterazioni nel ciclo mestruale delle donne.

Un aggiornamento appena uscito sulla rivista medica British Medical Journal ha effettuato una ricerca in merito, rilevando come nelle vaccinate con due dosi la durata del ciclo sia mediamente più lunga di 3,7 giorni rispetto alle donne senza nemmeno una dose. Anche in questo caso uno degli autori dello studio, la professoressa Alison Edelman dell’università di Portland, ha sottolineato quanto poco studiati siano questi fenomeni nonostante le vaccinazioni di massa effettuate sulla popolazione.

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