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Aifa, impossibile segnalare gli effetti avversi. Ecco il trucchetto con cui si “aiutano” le case farmaceutiche (VIDEO)

Pubblicato il 09/11/2023 16:57 - Aggiornato il 09/11/2023 18:07

“Può causare effetti collaterali, leggere bene le avvertenze”. Quante volte lo abbiamo sentito quando in televisione veniva trasmesso lo spot di un qualche medicinale. Sui vaccini contro il Covid-19, invece, si è andati avanti con una incredibile sicurezza, imponendone l’obbligo anche se si era in una fase ancora sperimentale, come è emerso e come vi abbiamo raccontato più di una volta, sulla base di un cosiddetto consenso informato. Di “informato” c’era ben poco e, in quanto ad effetti avversi, l’Aifa impedì quelle autopsie che tanto avrebbero potuto spiegarci in merito ai danni da vaccino. Non è solo questo a minare l’autorevolezza dell’Agenzia italiana del farmaco. Sulla piattaforma X, già Twitter, l’invito della stessa Aifa a segnalare gli effetti avversi dei farmaci, due giorni fa, avrà favorevolmente stupito in molti, ma, approfondendo, possiamo ritenerlo un contentino, una mera operazione di facciata. Quantomeno per quel che riguarda gli effetti avversi da vaccino Covid. E il motivo è presto detto: l’iter segnalato per la procedura è assolutamente impossibile per i non addetti ai lavori, per chi non abbia dimestichezza con termini e prassi mediche. (Continua a leggere dopo il VIDEO)
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Classificazioni indecifrabili

Il primo ad accorgersene è stato Amato De Monte, già direttore del reparto di anestesia e rianimazione presso l’Ospedale di Udine e oggi direttore del servizio regionale di emergenza del Friuli-Venezia Giulia. Nella lunga lettera che quest’ultimo ha inviato alla stessa Aifa, al ministero della Salute e all’Iss, la denuncia di un percorso assai farraginoso e macchinoso che scoraggia qualsivoglia tentativo. Ad esempio, partiamo proprio dal principio: se dal menù a tendina del sito, nella parte della segnalazione degli effetti avversi, selezioniamo la voce “vaccino”, compaiono 144 risultati. I sieri contro il Coronavirus sono compresi, ma ben “nascosti”, per così dire, alla quarta, undicesima, quinta, quarantaquattresima posizione e mai con il nome della casa produttrice, come è riportato anche nello stesso certificato vaccinale. “Metterli uno di seguito all’altro”, lamenta il dottor De Monte, sarebbe stato, peraltro, più pratico e anche più corretto. Un altro deterrente alla segnalazione è dato dal fatto che “Aifa pone nomi assai poco identificabili”, praticamente dei codici criptati: e così il vaccino della Johnson & Johnson è classificato come Ad26.COV2-S [ricombinante]; il vaccino di AstraZeneca è appellato Chadox1-S [ricombinante]. È stato deciso artatamente per generare confusione e impedire ogni segnalazione? Avremmo un legittimo sospetto. E non è tutto perché, se altri vaccini sono stati ammessi nella campagna vaccinale nel nostro Paese, sul sito ne compaiono solo cinque, nota ancora De Monte. Per quanto riguarda, in particolare, i vaccini a mRna, è inutile cercare “Pfizer” o “Moderna”, giacché sono entrambi inseriti con il nome commerciale del prodotto: rispettivamente Comirnaty e Spikevax. (Continua a leggere dopo la foto)
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Oltre al danno la beffa

Ancora Amato De Monte, come leggiamo su La Verità, ricorda di aver suggerito ad Aifa un opportuno adeguamento delle modalità di raccolta, e Laura Sottosanti, dirigente dell’ufficio Gestione dei segnali ha replicato che “Il sistema è stato messo in esercizio da poco meno di un anno”. Era giugno, dunque ciò significa che sono dovuti passare oltre due anni dall’inizio della pandemia perché funzionasse una procedura di segnalazione telematica per i cittadini italiani. Ma, oltre al danno, vi diamo conto della beffa di proporre un sistema così complicato e oscuro da scoraggiare chiunque se ne voglia avvalere.

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