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Addio botteghe e piccoli negozi: ce ne sono sempre meno, ma a nessuno interessa salvarle

Consumi in calo, con gli italiani che oggi spendono circa 21,5 miliardi in meno rispetto a una decina d’anni fa. Ma sopratutto una diversa modalità di approccio all’acquisto, che sta cambiando completamente non solo le nostre abitudini quotidiane ma la morfologia stessa delle città che viviamo, in maniera lenta ma inesorabile. Lo dicono gli ultimi studi Cgia, quelli che evidenziano come nell’ultimo decennio abbiano abbassato definitivamente le serrande quasi 200 mila botteghe artigiane, il 12,1% di quelle sparse lungo lo Stivale.

Sono anche i negozi di piccole dimensioni a chiudere i battenti senza quasi che nessuno se ne accorga. Sono 29.500 quelli che si sono arresi dal 2009 a oggi. Esemplari in via d’estinzione in un mondo in cui il modo stesso di consumare sta cambiando: oggi si acquista sempre più spesso in rete piuttosto, con grandi magazzini centralizzati che fanno capolino nelle città per soddisfare le necessità dei clienti che vogliono ricevere il prodotto a casa il prima possibile, una volta concluso l’affare nell’etere.

Un fenomeno che ha anche le sue evidenti storture: su tutte la condizione dei fattorini, spesso sfruttati e costretti a dei turni a dir poco massacranti e che i giornali hanno già definito “nuovo sottoproletariato”, obbligati a rispettare tempi ferrei stabiliti per loro da degli algoritmi e per nulla tutelati dallo Stato. Per non parlare dell’odiosa evasione fiscale che sistematicamente le multinazionali che si occupano di questa frenetica distribuzione mettono in pratica, con i guadagni realizzati in un Paese che finiscono senza troppi ostacoli nel paradiso fiscale di turno, al riparo da qualsiasi forma di tassazione considerata troppo aggressiva da chi deve smaltirsi il lauto bottino.

Addio botteghe e piccoli negozi: ce ne sono sempre meno

C’è da riflettere, e parecchio, su questa trasformazione. Che rischia di capovolgere l’idea stessa di città alla quale siamo abituati: i centri storici sempre più in difficoltà e deserti, sempre meno interessanti agli occhi di chi si toglie ormai altrove le proprie soddisfazioni. Difendersi non è impossibile, pensare per esempio a quei mercati contadini che stanno rifiorendo puntando proprio sul rapporto diretto tra produttore e consumatore. Ma è necessario farlo prima che sia troppo tardi, per non perdere una parte del dna del nostro Paese.

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