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La trappola dell’Europa per i risparmi degli italiani è pronta. Di cosa si tratta e cosa rischiano i risparmiatori

Pubblicato il 30/11/2023 20:08 - Aggiornato il 30/11/2023 20:25

Forse dovremmo prepararci a nascondere i nostri risparmi sotto al materasso, per sfuggire alle grinfie della Banca centrale europea. Lo abbiamo detto in maniera brutale, ma il rischio per i risparmi degli italiani si chiama Unione bancaria, ed è un progetto di lunga data delle istituzioni economiche e finanziarie dell’Unione europea, che ora l’istituto guidato da Christine Lagarde sta tentando di accelerare. “Se uno Stato subisce uno shock, le perdite possono essere compensate dai profitti generati in un altro Paese”: questa frase, di per sé innocua, pronunciata da Andrea Enria, l’economista italiano presidente del Consiglio di sorveglianza della Bce, nasconde invero diverse insidie, tutte racchiuse in una potenziale e ulteriore perdita di sovranità nazionale da parte dei singoli Stati membri dell’Unione. Il progetto di accentrare le funzioni di vigilanza bancaria a livello europeo risulta parimenti pernicioso: porterebbe a una riduzione del perimetro di esercizio della funzione di vigilanza un tempo attribuito alla Banca d’Italia, a beneficio di un soggetto sovranazionale, ovvero la stessa Banca centrale europea, che godrebbe di un potere ancora più ampio di quello che già detiene ora. (Continua a leggere dopo la foto)
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accelerata ue unione bancaria

Avviati i negoziati

Le fusioni e i “matrimoni” tra banche europee, raccomandate da Francoforte, rischiano di creare un oligopolio, peraltro, ma tant’è. L’unione bancaria consta di due pilastri: il Meccanismo di vigilanza unico (MVU); il Meccanismo di risoluzione unico (Single Resolution Mechanism, SRM), come si legge sull’apposito sito Internet, e dunque accentrerebbero i requisiti patrimoniali richiesti alle banche per esercitare la propria attività, stabilendo nuove regole. Tutto ciò minerebbe, va da sé, quel minimo di contiguità e prossimità tra la banca e il cittadino, incidendo negativamente, ad esempio, sull’erogazione del credito. Lo scorso 17 novembre Il Consiglio dell’Unione Europea, presieduto da Elisabeth Svantesson, ministro delle Finanze svedese, ha approvato un mandato per avviare i negoziati con il Parlamento europeo riguardo alla proposta, contenuta nel pacchetto legislativo avanzato dalla Commissione e noto come Riforma del quadro per la gestione delle crisi e l’assicurazione dei depositi (Cmdi). Le negoziazioni verteranno sulle modifiche normative mirate a rendere più efficaci i meccanismi di risoluzione. Luis de Guindos, vicepresidente della Banca centrale europea, intervistato da De Standaard e La Libre Belgique ha lasciato intendere che un ulteriore consolidamento transfrontaliero potrebbe essere necessario, “considerando la struttura dei costi delle banche europee”. (Continua a leggere dopo la foto)
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Foto: Andrea Enria

I rischi

Come leggiamo sul portale Affaritaliani, per il già citato Andrea Enria, inoltre, le banche europee sono attualmente più segmentate nelle loro operazioni transfrontaliere, considerandolo “un’opportunità mancata”. Ad ogni modo, ciò che preoccupa maggiormente, nella proposta di un meccanismo unico di risoluzione, sono gli strumenti di bail-in. Come è noto, attraverso il bail-in si costringono gli azionisti di una banca, che siano creditori non garantiti o titolari di depositi non assicurati, a sostenere le perdite dell’istituto prima di un intervento statale: le banche europee potrebbero, dunque, trasferire l’incremento del costo della raccolta sulle piccole e medie imprese, mettendo a repentaglio le stesse economie europee, particolarmente quelle più fragili. Insomma, quando Ce lo chiede l’Europa, quasi mai si tratta di proposte vantaggiose per noi e (con talune, significative eccezioni) per gli altri Paesi membri.

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