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Tamponi a carico dei datori di lavoro: la diffida

Perché una diffida, obiettivi e modalità. La martellante campagna politico-mediatica che individua nel vaccino l’unico possibile mezzo di contrasto alla diffusione del Covid si scontra, ogni giorno di più, con l’evidenza dei fatti.

Anche a voler prescindere dalla semplice lettura dei numeri (i contagiati, i ricoverati ed i decessi sono maggiori nell’estate 2021 rispetto all’identico periodo in cui nessuno era vaccinato), già i primi giorni di scuola evidenziano il diffondersi del virus che sembra farsi beffe del green pass.

Nulla di strano, è noto che i vaccinati possono contagiare, che la parziale efficacia del vaccino è molto più limitata nel tempo della presunta copertura assicurata dal green pass, che è stato lo stesso Draghi, per primo, a pretendere che i giornalisti si dovessero tamponare per partecipare alle conferenze stampa, anche se muniti di greenpass.

Siamo giunti al paradosso che coloro che sono muniti di green pass sono potenzialmente molto più pericolosi di coloro che sono costretti a fare sistematicamente i tamponi!

Ed allora, se veramente si vuole tutelare la salute dei cittadini, c’è una sola semplice soluzione: tamponi per tutti, vaccinati e non vaccinati.

Ma non basta, occorre ricordare che in Italia c’è una legge sulla sicurezza, il D.Lgs n. 81 del 2008, che impone ai datori di lavoro l’onere di acquisire, a proprie spese, tutti i dispositivi idonei a tutelare la salute dei lavoratori, anche con esplicito riferimento alla diffusione di agenti patogeni, virus, batteri (art. 271).

Peraltro sarebbe profondamente discriminatorio onerare i non vaccinati del costo gravoso dei tamponi mentre il vaccino è gratuito, si registrerebbe in tal modo una evidente violazione del principio costituzionale di eguaglianza (art. 3) e del principio comunitario di non discriminazione, recentemente ribadito anche con riferimento ai soggetti che hanno liberamente deciso di non vaccinarsi ( risoluzione Consiglio d’Europa n. 2361/2021; regolamento Parlamento europeo n. 953/2021).

Per questi motivi Italexit invita tutti i lavoratori ad inviare ai propri datori di lavoro, pubblici e privati, la diffida elaborata dal proprio ufficio legale, con la quale si chiede espressamente di prevedere la presentazione dei tamponi (salivari o nasali non invasivi) da parte di tutti i lavoratori, vaccinati e non vaccinati, ponendo a carico dei datori (ma sarebbe più corretto porlo a carico del servizio sanitario pubblico) i relativi costi.

In caso di non accoglimento della richiesta il team legale è pronto a tutelare i lavoratori interessati con ricorsi collettivi per rivendicare sia il diritto alla salute di tutti sia la tutela del reddito.

Uno strumento utile a demistificare la falsa narrazione sui vaccini ed a tutelare in concreto, nel qui ed ora, il diritto al lavoro, alla salute ed al reddito di tutti i lavoratori, senza discriminazioni.

di Luigi Savoca

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