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Italia, allarme acqua inquinata. Report choc sulla contaminazione: ecco dove e quali i rischi per la salute

Pubblicato il 10/10/2023 20:38

Quante volte ciascuno di noi avrà pronunciato la proverbiale frase “È come bere un bicchiere d’acqua”? Ebbene, ora persino il senso di certezza e tranquillità evocato dall’elemento acqua pare vacillare, a seguito della scoperta fatta dslla associazione Greenpeace attraverso il campionamento delle acque che escono dalle fontanelle pubbliche lombarde, con particolare attenzione riservata a quelle in prossimità delle scuole o dei parchi più frequentati dai bambini in dieci comuni delle province lombarde, tra cui Milano. Le altre province interessate sono: Bergamo, Brescia, Como, Lodi e Varese. E ciò che è emerso è davvero sconcertante: secondo il rapporto “PFAS e acque potabili in Lombardia, i campionamenti di Greenpeace Italia”, 11 campioni su 31, pari a circa il 35% del totale, rivelano la presenza di Pfas. Dapprima chiariamo che si intende per Pfas. Dunque, sciogliendo l’acronimo, parliamo delle sostanze perfluoroalchiliche, altresì note come acidi perfluoroacrilici, ma anche come sostanze chimiche per sempre, poiché purtroppo non abbandoneranno mai l’organismo che le assimila, degradandosi molto difficilmente. Queste sostanze chimiche sono resistenti alle alte temperature, agli olii e all’acqua, usate proprio per queste caratteristiche dall’industria dell’abbigliamento, dei cosmetici, del packaging per gli alimenti ma anche per i rivestimenti anti-aderenti di padelle e pentole. Vengono riversate nei fiumi e nell’aria inquinando acque e coltivazioni.(Continua a leggere dopo la foto)
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Cosa sono i Pfas

Alcuni studi hanno anche segnalato correlazioni tra gli elevati livelli di Pfas e varie tipologie di cancro. La scelta dei luoghi più frequentati dai bambini era dettata dal fatto che, ovviamente, i minori potenzialmente esposti alla contaminazione rappresentano i soggetti a maggior rischio. Peraltro, l’acqua potabile che esce dalle fontanelle spesso è la stessa che arriva ai rubinetti delle abitazioni: “Il 6,5 % del totale dei campioni analizzati dai gestori possono essere considerati con ragionevole certezza assimilabili alle acque di rubinetto”, riporta Greenpeace. A Milano è risultato contaminato quasi un campione su tre: le segnalazioni riguardano via Cusago (29 nanogrammi per litro) e via Civitavecchia (26 nanogrammi per litro). Già aveva inquietato non poco l’allarme, di cui ci siamo occupati in passato, relativo alla presenza nel sangue di 302 donne incinte e del cordone ombelicale di elevate concentrazioni di Pfas, secondo lo studio pubblicato su Environmental Health Perspectives da un team statunitense. Ora, questa nuova segnalazione dà conto di una contaminazione da Pfas superiore al limite indicato nella Direttiva europea 2020/2184, ovvero 100 nanogrammi per litro, in quattro casi: è avvenuto a Caravaggio, Mozzanica, Corte Palasio e Crespiatica. Nei restanti 7 campioni lombardi risultati contaminati, le analisi hanno evidenziato concentrazioni comprese tra 12 nanogrammi per litro (a Pontirolo Nuovo, provincia di Bergamo) e 54 nanogrammi per litro (Mariano Comense, nella provincia di Como). In cinque casi (Capriolo, provincia di Brescia, Somma Lombarda, provincia di Varese, Mariano Comense e, come detto, via Civitavecchia e via Cusago a Milano) le concentrazioni “erano superiori ai valori più cautelativi per la salute umana vigenti in Danimarca o proposti negli Usa“. Greenpeace ha fatto svolgere le analisi dei campioni di acqua raccolti tra il 12 e il 18 maggio scorso. (Continua a leggere dopo la foto)
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Gli esposti di Greenpeace

In seguito alle analisi, la stessa associazione ambientalista ha comunicato che ha presentato sei esposti alle Procure lombarde di riferimento “per chiedere di individuare le fonti inquinanti, bloccare l’inquinamento e adottare misure per impedire che la popolazione beva acqua contaminata da Pfas”. Le autorità lombarde “sono manchevoli – afferma Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna di Greenpeace – e chiediamo alle procure che siano adottati i provvedimenti cautelari necessari a impedire il protrarsi della somministrazione di acque contenenti Pfas ai cittadini”, come apprendiamo da L’Indipendente. Va anche detto che la Società Acqua Lodigiana ha replicato al rapporto di Greenpeace sulle acque inquinate da Pfas in Lombardia, attraverso il direttore generale Carlo Locatelli, sostenendo che “non esiste alcun rischio per la salute”. Ma va altresì precisato che l’azienda si basa ancora sul Decreto legislativo del 2001, perché i limiti più stringenti per i gestori degli acquedotti diventeranno obbligatori solo da gennaio 2026. Infatti, a febbraio di quest’anno, il Decreto legislativo 18/2023 ha abrogato la precedente norma, recependo l’ultima Direttiva europea sulla qualità delle acque potabili: i gestori dovranno così attenersi al limite di 100 nanogrammi per litro. Ma l’obbligo partirà solo dal 12 gennaio 2026, anche se il testo prevede di adottare la nuova soglia “con ogni tempestività“.

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