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Poveri, in Italia sono più di 5 milioni. L’emergenza di cui nessuno parla

Ieri, domenica 17 novembre, è stata “celebrata” la Giornata mondiale dei poveri. “A volte basta poco per restituire speranza: basta fermarsi, sorridere, ascoltare. Per un giorno lasciamo in disparte le statistiche; i poveri non sono numeri a cui appellarsi per vantare opere e progetti. I poveri sono persone a cui andare incontro: sono giovani e anziani soli da invitare a casa per condividere il pasto; uomini, donne e bambini che attendono una parola amica”. È questo il Messaggio di papa Francesco per la III Giornata Mondiale dei Poveri. Non bisogna guardare le statistiche, ma per noi questa è un’occasione per riflettere su un tema assai delicato e che ogni volta dovrebbe spingere soprattutto la politica a fare di più, molto di più. Un report di Caritas Italia, formulato grazie ai dati forniti dall’Istat, sottolinea che nel nostro Paese ci sono circa 5 milioni di individui in stato di povertà assoluta. Un dato che da rabbrividire.

5 milioni di persone vuol dire l’8,4% della popolazione. In Europa siamo sesti in questa drammatica classifica. Dopo di noi, Bulgaria, Romania, Grecia, Lettonia e Lituania. Scendendo ancora di più nel dettaglio, anche qui emerge la solita spaccatura fra Nord e Sud. Nel Mezzogiorno, infatti, l’incidenza della povertà assoluta è all’11% (il 12% nelle isole), nel settentrione questa risulta al 6,8%. Al Centro al 6,6%. I poveri “sono preziosi agli occhi di Dio perché non parlano la lingua dell’io: non si sostengono da soli, con le proprie forze, hanno bisogno di chi li prenda per mano”, ha detto ieri papa Francesco. I dati ci parlano di 1 milione e 800mila famiglie che in Italia, nel 2019, vivono in uno stato di povertà assoluta. Federica De Lauso, responsabile del dossier, ha evidenziato come le categorie più svantaggiate nel Paese siano le famiglie che abitano nel Meridione, gli stranieri, e i nuclei numerosi, dove spesso c’è anche un alto livello di disoccupazione.

I dati sono più o meno stabili da qualche anno, ma una novità è data dall’aumento dei cosiddetti working poor, ossia i cittadini in condizioni economiche precarie pur disponendo di un impiego. Un’altra categoria di poveri che va sempre più affermandosi sono poi i giovani. “Negli ultimi cinque anni la povertà si è contraddistinta per la tendenza ad aumentare con il diminuire dell’età, decretando i minori e gli under 34 come i più svantaggiati”, ha continuato De Lauso. La responsabile del rapporto, ha poi raccontato: “Caritas ha incontrato 195mila persone, circa il 10% delle famiglie in povertà assoluta stimate dall’Istat. Oggi a chiedere aiuto sono sia uomini che donne, a differenza del passato quando erano maggiormente le donne a farsi portavoce delle fragilità vissute dal nucleo famigliare”.

E infine ha concluso: “I dati dei Centri di Ascolto oltre a dimostrare una forte connessione tra povertà e istruzione, denotano anche una correlazione tra i livelli di scolarità e la cronicità della povertà”. In altri termini, più il titolo di studio è basso, più alto è il rischio di ritrovarsi in condizioni di povertà.

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