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Ilva, il ricatto di ArcelorMittal al governo: a rischio 5 mila posti di lavoro

Un lungo silenzio, quello di ArcelorMittal, che aveva accompagnato i confronti tra Pd e M5S sull’abolizione dello scudo penale concesso sul fronte Ilva e legato all’esecuzione del Piano ambientale fino ad agosto 2023, concesso all’impresa con il decreto “salva imprese”. Una totale assenza di dichiarazioni che però, stando a quanto anticipato da Repubblica, sarebbe l’antipasto in realtà della richiesta di revisione del contratto da parte del colosso franco-indiano.

ArcelorMittal aveva acquistato l’azienda lo scorso anno dopo una complicata trattativa e in questi giorni ha affrontato un cambio di management, con l’addio di Matthieu Jehl, che aveva pensato il piano di rilancio Ilva, e l’arrivo di Lucia Morselli. Un avvicendamento che si accompagna a nuove previsioni, al ribasso, degli obiettivi produttivi in quel di Taranto: da 8 a 4 milioni, una drastica riduzione che implica necessariamente anche un taglio dei posti di lavoro.

Al momento si parla di 4-5 mila esuberi. La situazione vede l’azienda forte di un accordo che prevede investimenti per 2,4 miliardi, investimenti che dovevano essere garantiti da una produzione da 6 milioni di tonnellate annue (in crescita teoricamente fino a otto) ma che al momento non riesce ad andare oltre i quattro per la chiusura di due altoforni.

Secondo il Messaggero per l’azienda resta necessario anche trovare un paracadute che metta al sicuro da incursioni giudiziarie e legali i manager che attuano il piano ambientale. ArcelorMittal avrebbe così dato al governo un termine per trovare una soluzione definitiva: due settimane, massimo tre.

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