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I soldi europei non sono ancora arrivati, ma l’Ue ce li chiede già indietro

Il dibattito sulle nuove regole economiche da seguire ripartirà a breve, ha annunciato Bruxelles. E chi conosce bene l’Unione sa quanto questo sia sinonimo di nuovi diktat in arrivo, con il nostro Paese che finisce puntualmente nel mirino. Insomma, bene rassegnarci: i soldi del Recovery Fund non sono ancora arrivati (e chissà a questo punto se arriveranno mai) che già dovremo iniziare a pensare a come restituirli. In barba alle favole che ci hanno raccontato negli ultimi mesi sul nuovo volto di un’Europa finalmente solidale.

I soldi europei non sono ancora arrivati, ma l'Ue ce li chiede già indietro

La riforma delle politiche fiscali è infatti già iniziata come peggio non si potrebbe. In una lettera, indirizzata all’Ecofin, otto ministri delle Finanze di Paesi ‘frugali’ si sono detti contrari all’idea di allentare le regole su deficit e debito pubblico, pur aprendo a una possibile revisione delle modalità. Come riportato dall’Agi, la posizione è infatti quella del “i trattati non si modificano”. A guidare l’iniziativa, i soliti noti: Austria, Danimarca, Lettonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Finlandia, Paesi Bassi e Svezia.

Secondo i frugali, insomma, “la riduzione del rapporto debito/Pil deve rimanere un obiettivo comune”. Meglio scordarsi, e in fretta, tutti i discorsi su un futuro fatto di vincoli meno asfissianti da rispettare. E d’altronde in merito è stato molto chiaro uno dei totem per eccellenza dell’Unione Europea, il vice presidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, sempre schierato su posizioni lontane da noi italiani.

“Non è il soggetto delle discussioni di questi giorni – ha detto Dombrovskis – ma la Commissione europea intende riaprire le consultazioni pubbliche in autunno sul futuro delle regole economiche” e “far ripartire il dibattito”. “Abbiamo chiaramente bisogno dipercorsi credibili di riduzione importante dei livelli didebito per tutti i Paesi” ha poi aggiunto. Chiarendo, insomma, che i fondi europei dovremo innanzitutto pensare a come restituirli. Poi, forse, anche a spenderli.

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