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Crisi economica, ecco perché l’Europa di Lagarde e von der Leyen ci vuole più poveri (VIDEO)

Pubblicato il 07/12/2023 20:32 - Aggiornato il 07/12/2023 20:34

Un tempo si parlava di politichese, prima che la politica venisse svilita dagli slogan delle opposte fazioni. Ora, potremmo parlare di “lagardese” per intendere cosa voglia dire, tra le righe, la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde. Se è stata piuttosto chiara almeno in una occasione – e ce ne siamo occupati appena ieri – con una uscita piuttosto infausta, le sue ultime dichiarazioni paiono un capolavoro di “ambiguità e ovvietà” secondo Valerio Malvezzi che, da docente di Comunicazione Finanziaria, presso l’Università di Pavia, non poteva non notare e segnalare l’opacità delle recenti uscite della Lagarde. Il tema, naturalmente era l’inflazione, in funzione della quale ha promosso per mesi una forsennata quanto controproducente corsa al rialzo dei tassi d’interesse, e la sede era la riunione della Commissione affari economici del Parlamento europeo a Bruxelles, in cui ha tenuto il discorso introduttivo. (Continua a leggere dopo il VIDEO)
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“Banalità economica”

Dapprima leggiamo un estratto della stessa Lagarde, poi lo tradurremo con l’ausilio di Malvezzi: “Ci aspettiamo che l’indebolimento delle pressioni inflazionistiche continui, anche se l’inflazione complessiva potrebbe nuovamente aumentare leggermente nei prossimi mesi, principalmente a causa di alcuni effetti base. Tuttavia, le prospettive a medio termine per l’inflazione rimangono circondate da notevole incertezza”. In pratica, ha parlato per non dire nulla: “banalità economica”, secondo Malvezzi, il cui contributo sulla “Economia umanistica” è stato ospitato, come di consueto, da Radio Radio. Se la banchiera centrale parla di “notevole incertezza” nel medio periodo, viene da chiedersi cosa facciano i suoi analisti e gli eccelsi economisti che compongono il board della Bce. Nel frattempo, “le pressioni salariali rimangono forti”, ma, ancora secondo Christine Lagarde, si tratta di “effetti di recupero legati all’inflazione passata”, qualsiasi cosa voglia dire. Ce lo traduce ancora una volta Valerio Malvezzi: sono completamente all’oscuro di ciò che stanno facendo, in pratica. (Continua a leggere dopo la foto)
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La Bce ci guida verso la recessione

Il linguaggio “così difficilmente comprensibile dei gestori della finanza pubblica, anche se in realtà sono fondi privati”, viene stigmatizzato dall’economista lombardo, considerando che ogni iniziativa messa in campo, e anche ogni parola proferita da costoro, comportano ovvie ricadute e un certo impatto pubblico. Ecco, dunque, che in Malvezzi, e non solo, si fa largo il sospetto (o l’evidente certezza) che in realtà lo sappiano benissimo ciò che stanno facendo: il compito dei decisori delle politiche monetarie e finanziarie, il loro unico fine, è “quello di guidarci verso l’ennesima recessione economica solo per preservare le loro rendite, le uniche realtà a riparo da una bassa inflazione”. E ancora: “La deindustrializzazione dei paesi con la correlata distruzione di posti di lavoro e impoverimento delle famiglie” sarebbe, per l’economista Malvezzi, la strategia “non dichiarata, non spiegata, non illustrata”. (Continua a leggere dopo la foto)

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La posizione del premio Nobel Stiglitz

D’altronde, lo scorso settembre Joseph Stiglitz, Premio Nobel per l’economia del 2001, aveva spiegato come il rialzo dei tassi d’interesse, con quella preoccupante periodicità, promosso per mesi dalla Fed e dalla Banca centrale europea, fosse assolutamente controproducente, portando al paradosso di accrescere la stessa inflazione che avrebbe dovuto contrastare. Quella attuale, infatti, come Christine Lagarde dovrebbe ben sapere, non è un’inflazione “da eccesso di domanda”, ma da “problemi della catena di fornitura”. Problemi temporanei, pertanto, contro i quali sarebbero serviti, piuttosto, maggiori investimenti.

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