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La raccolta differenziata in Italia: chi la fa di più e meglio. Un’analisi che incoraggia, ma la strada è ancora lunga

In un accuratissimo report pubblicato su Il Sole 24 Ore a firma di Cristina Da Rold, si fa un’analisi della raccolta differenziata in Italia. Emerge che nel nostro Paese la percentuale di raccolta differenziata rispetto al totale dei rifiuti urbani raggiunge appena il 55,5%, anche se la normativa imporrebbe il raggiungimento del 65% della quota di raccolta differenziata sul totale dei rifiuti urbani prodotti.

Ma Cristina Da Rold precisa: “Nel 2018 la plastica è differenziata e quindi riciclata dall’87,1% delle famiglie, il vetro dall’85,9%, la carta dall’86,6%: percentuali raddoppiate rispetto a vent’anni fa. L’alluminio e le batterie usate, invece, si fermano a percentuali di differenziata molto più basse”.

Apparirebbe dunque questo il tasto dolente della nostra differenziata, quello che dovrebbe essere drasticamente incrementato e migliorato. Dall’analisi, però, emergono anche due aspetti fondamentali: “Primo, le disparità geografiche sono assai rilevanti; secondo, non si può leggere il dato sulla differenziata da solo, ma va correlato con quello sulla produzione di rifiuti in generale, e quindi con il grande tema dello spreco”.

“Pur mostrando il più alto livello di rifiuti urbani prodotti, il Nord-est raggiunge la percentuale maggiore di raccolta differenziata, pari al 68,3%. A nord ovest la raccolta differenziata copre il 64% dei rifiuti urbani, nelle aree del centro il 51%, al sud il 47% e nelle isole un misero 31%, la metà di quanto imposto dalla normativa, anche se questo scarso risultato va imputato alla sola Sicilia (dove si differenzia il 21% dei rifiuti), mentre la Sardegna raggiunge un dignitoso 63%”.

Un altro aspetto significativo è che non sono le città a differenziare di più i rifiuti, bensì la provincia. “I piccoli comuni, fino a 10 mila abitanti, producono 443,5 kg di rifiuti urbani per abitante, e si differenzia il 61,6% dei rifiuti urbani. Nei comuni di media dimensione (da 10.001 a 50.000 abitanti) i due indicatori sono pari rispettivamente a 490,1 kg per abitante e 58,8%”.

“Nei comuni con oltre 50 mila abitanti i rifiuti urbani raggiungono 532,8 kg per abitante mentre la raccolta differenziata si attesta al 51%. Infine, nelle grandi aree metropolitane – Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo, Catania e Cagliari – si sfiora nel complesso il 40% di rifiuti riciclati”.

“Infine, su 109 comuni esaminati, solo 10 e tutti al nord (Novara, Brescia, Bolzano, Trento, Vicenza, Belluno, Venezia, Reggio Emilia, Ferrara, Rimini), hanno acquistato contenitori stradali dotati di sistemi di identificazione e 24 applicano codici o microchip identificativi sui singoli sacchi o contenitori”.

Insomma, la strada è ancora molto lunga, ma finalmente sembra che l’Italia si sia messa sul binario giusto. Preoccupa, anche in questo caso, il divario tra Nord e Sud, ed è lì che si deve intervenire, conducendo per prima cosa una battaglia culturale e di sensibilizzazione.

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