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“Vorrei abbracciarli”. Gino Cecchettin, cosa ha detto ai genitori di Filippo Turetta. La svolta

Pubblicato il 08/03/2024 11:39

Gino Cecchettin, il papà di Giulia, la ragazza barbaramente uccisa da Filippo Turetta, è intervenuto a “Obiettivo 5”, un’iniziativa dell’Università di Roma La Sapienza. L’occasione è la presentazione del libro che l’uomo ha scritto in ricordo di sua figlia e per far sì che non si ripeta mai più quanto accaduto a lei. Ha detto Cecchettin: “Questo applauso spero sia per Giulia: non sono riuscito a trattenere le lacrime entrando, perché era una studentessa come voi. Era una ragazza fantastica, ho pensato di scrivere un libro perché restasse una memoria di Giulia, ha sempre raccolto l’essenza dell’amore, altruista verso chiunque avesse un minimo di bisogno, dalla famiglia a chi avesse difficoltà, si prodigava, voleva essere utile. Il libro è perché Giulia resti”, ha detto accolto da un caloroso applauso degli studenti. Poi l’incredibile e inaspettato pensiero per i genitori dell’omicida di sua figlia. (Continua a leggere dopo la foto)
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Ha detto Gino Cecchettin: “Mi sono immedesimato nei genitori di Filippo diverse volte, anche perché sono molto razionale, hanno tutta la mia comprensione, darei loro un abbraccio”. E siamo certi che questo abbraccio arriverà presto. Ha aggiunto il papà di Giulia: “Non li posso giudicare, stanno vivendo un dramma più grande del mio. Io cercherò di tornare a sorridere, ci sono già riuscito, ho amici e figli fantastici; loro faranno più fatica saranno sempre i genitori di un omicida. Hanno tutta la mia comprensione”. Gino Cecchettin è poi tornato su quanto accaduto: “Una giornata ordinaria è diventata l’ultima giornata con mia figlia, vissuta come tutti i giorni: innestiamo il pilota automatico, tutti dobbiamo fare tante cose e non poniamo attenzione ai secondi preziosi che viviamo accanto ai nostri figli”. (Continua a leggere dopo la foto)

Ha concluso Gino Cecchettin: “Non ricordo nulla di quel sabato se non quando ho iniziato a chiedermi, dov’è mia figlia? Perché non torna? La vita va vissuta costantemente ponendo l’attenzione ai minimi dettagli, questo ho imparato. […] Davo massima fiducia, massima libertà, avendo paura anche di invadere i suoi spazi. Le avevo dato dei consigli, detto di essere più determinata nel chiudere la storia ma lei faceva sempre la crocerossina. Mi chiedo: giusto fare come ho fatto o un genitore dovrebbe essere un po’ più invadente?”.

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