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Vaccini, l’Ema indaga su “rischio sindrome infiammatoria multisistemica”

Mentre dal Sudamerica arrivano conferme sulla cosiddetta “Variante Mu” del Covid-19, già sotto osservazione dell’Oms per la pericolosa capacità di superare le protezioni offerte dai vaccini, ecco arrivare l’ennesima notizia che mette in discussione non solo l’efficacia, ma anche la sicurezza degli attuali farmaci. Quelli che il governo italiani vuole ormai imporre con la forza alla popolazione, pronto a far scattare un vero e proprio obbligo a partire dall’autunno. E dei quali però, a quanto pare, conosciamo ancora troppo poco.

Vaccini, "rischio sindrome infiammatoria multisistemica": l'indagine choc dell'Ema

Il Comitato di farmacovigilanza (Prac) dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) ha infatti annunciato un’indagine in corso per valutare “se esiste un rischio di sindrome infiammatoria multisistemica (Mis) con i vaccini Covid-19”, dopo che è stato registrato un caso in un paziente che aveva da poco ricevuto la somministrazione della prima dose del farmaco Pfizer/BioNTech: “Il caso si è verificato in Danimarca in un maschio di 17 anni che si è completamente ripreso”.

L’Ema ha poi aggiunto che alcuni casi analoghi “sono stati segnalati anche nello spazio economico europeo, in seguito alla vaccinazione con altri vaccini Covid-19”, aggiungendo poi che al momento non vi è comunque “nessuna modifica alle attuali raccomandazione per l’uso dei vaccini contro il Covid-19”. I recenti casi hanno però spinto l’ente ad avviare nuovi accertamenti, fondamentali in una fase in cui tanti politici in tutto il Vecchio Continente, ignorando allarmi e dubbi del mondo della scienza, insistono per la somministrazione di massa dei vaccini alla popolazione, in barba a qualsiasi rischio.

La Mis, ha ricordato infine l’Ema, è “una grave condizione infiammatoria che colpisce molte parti dell’organismo e i sintomi possono includere stanchezza, febbre grave persistente, diarrea, vomito, mal di stomaco, mal di testa, dolore toracico e difficoltà respiratorie. La sindrome è stata precedentemente segnalata a seguito della malattia Covid-19, tuttavia il paziente danese non aveva una storia di Covid”.

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