in

Sciopero della Fame, la protesta del commerciante: “Lo Stato riconosca i nostri disagi”

È iniziato il 5 marzo lo sciopero della fame di un commerciante disperato. Angelo Pignatelli, di anni 57, è il proprietario dello storico bar-gelateria il “Capriccio” di Mesagne, aperto nel 1985.

La scelta di dare inizio a questa protesta è il frutto della necessità di far conoscere “al pianeta dei politici” il grave disagio economico in cui versa il settore del commercio e dell’artigianato.

“Può solo bere e consumare al massimo tre cappuccini al giorno”, spiega ilquotidianopuglia.it da cui riprendiamo la notizia. È seguito dal suo medico che durante lo scorso sciopero della fame aveva deciso di bloccare la sua iniziativa “poiché dopo 15 giorni, aveva perso 10 kg e le condizioni di salute iniziavano ad essere critiche”.

Ma Pignatelli non si arrende. Così, a distanza di 10 mesi dalla prima protesta e con le problematiche delle circostanze sempre più intollerabili, riecco la scelta di riprendere: “Lo Stato deve riconoscere i nostri disagi”. Non può ignorare le gravi condizioni degli imprenditori e lavoratori delle diverse categorie e non fare nulla. In Italia ci sono oltre 8 milioni di partite iva con relative famiglie a carico, le cui condizioni sono messe a dura prova dalle imposizioni delle misure di ristrettezza e dalla mancanza di sostegni veri.

“La politica non sta comprendendo la gravità del momento con un settore economico falcidiato da questa situazione di pandemia”. Pignatelli che sa bene cosa significhi vivere in questo modo, privati delle libertà costituzionali, perfino del diritto al lavoro e di vivere una vita quantomeno dignitosa, ha promesso di sospendere lo sciopero della fame solo quando i rappresentanti di categoria saranno ricevuti dal presidente del Consiglio Draghi o dal governatore Emiliano.

Il commerciante richiama i “suicidi dei colleghi avvenuti proprio a causa di una crisi che sembra irreversibile, con i ristori che latitano o sono insufficienti”. È necessario che” la legge dei suicidi sia divulgata con tutti i canali disponibili” e che la normativa sull’usura, ad oggi non strutturata bene, sia rivista. “La legge deve intervenire prima che un commerciante finisca nelle fauci di uno strozzino. Deve fare prevenzione”, dichiara Pignatelli.

In questi mesi, inoltre, il gelataio ha inviato numerosi suggerimenti a politici locali e con incarichi a livello regionale e nazionale. Lavoro vanificato dalla noncuranza e menefreghismo della politica. Insieme a Pignatelli si sono schierati diversi movimenti e associazioni, i quali hanno raccolto all’interno di un documento, diversi punti di proposte di intervento. Tra questi:

  • Proroga del blocco delle rate di mutuo e finanziamenti vari fino al 31 dicembre 2021 per tutti i cittadini e le PARTITE IVA, anche per chi ha crediti deteriorati o risulta indietro nel pagamento di alcune rate.
  • Azzeramento di tutte le tasse fino a Dicembre 2021.
  • Liquidità immediata pari al 80% degli incassi del 2019 a fondo perduto e per i mesi di restrizioni sopportate a causa del lockdown per tutte le PARTITE IVA.
  • Contributi economici per il pagamento degli affitti o la relativa sospensione a carico dello stato, al netto dei tributi dovuti!!!
  • Riapertura della pace fiscale con contributo del 10%, massimo 15% per tutti, da rateizzare in 30 rate trimestrali.
  • Revisione immediata della legge Antiusura per dare la possibilità di accedere al fondo nazionale, ai privati cittadini e alle imprese vittime di tale pratica scorretta da parte degli istituti di credito e a quelle aziende e privati cittadini in difficoltà economiche non ancora incappati nelle maglie dell’usura
  • Revisione e semplificazione della legge n. 3/2012 sul Sovraindebitamento. Rendere tale legge accessibile a chiunque, portando a carico dello Stato tutte le spese legali per chi non ha i fondi necessari per poterne usufruire.
  • Disporre l’aumento di tutte le pensioni minime e dell’assegno di invalidità ad euro 1000,00 per chi non ha altre fonti di reddito.
  • Se mi obblighi ad avere il POS, tutte le spese connesse come commissioni bancarie, costo del noleggio e il canone mensile devono essere a carico dello Stato o degli istituti di credito.

Non sono ancora arrivati, ma l’Ue ci taglia già i soldi del Recovery

Scuola, caos sulla presenza in aula dei “figli dei lavoratori essenziali”