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“Le banche pensano ai loro interessi e lo Stato abbandona”, la storia di un commerciante disperato

Di seguito riportiamo la lettera che racconta la storia di A, uno dei nostri lettori che introduce la sua testimonianza premettendo: “Non è che io e la mia storia siamo più belli delle milioni di Partite Iva che si trovano nelle mie stesse condizioni. Spero raccontando di poter aiutare e di lottare per tutti. Ho letto la storia di Fabio delle Marche, che hai pubblicato il 2 gennaio su Il Paragone. Ho già preso contatto con lui suggerendogli di prendere informazioni riguardo la legge 3/2012, detta legge salva suicidi, e di entrare in contatto con il sig Gian M.B . https://www.legge3.it/ “.

Per anni A. ha chiesto il supporto delle istituzioni, ma la situazione non ha ritrovato il risvolto che meritava. Tant’è che A ci scrive: “Mi sono continuamente interfacciato con lo Stato, ma a nulla è servito, forse sarebbe stato meglio se fossi andato dagli usurai”.

Il 2 febbraio 2021 compirò 57 anni, lavoro da quando ne avevo 15. Andavo ad aprire il bar di papà la mattina alle 2,30. Non vorrei finire dopo tanti anni di lavoro con un pugno di mosche in mano. Sono un ottimo artigiano di gelateria di produzione propria, uno di quei artigiani che hanno reso famosa l’Italia nel Mondo.

Aperta la mia attività di Gelateria-Caffetteria nel 1985 e venduta nell’aprile del 2007, sono stato quasi due anni a capire cosa fare, perché in Italia non è facile per i giovani figuriamoci per le persone della mia età. Decido di rimettermi in gioco, trovato il locale in pieno centro e, firmato il contratto di locazione a settembre 2009, cominciano i problemi. Ben presto mi rendo conto che trovare un finanziamento a 43 anni non è mica facile. Mentre nelle altre nazioni occidentali ed in America basta presentare un progetto per essere finanziati e non solo, prima di cominciare a pagare le rate ti permettono di raggiungere il cosiddetto punto di pareggio.  

Intanto i risparmi si assottigliano sempre più perché continuo a pagare l’affitto per il locale preso, cioè quasi 1.000 euro al mese. Finalmente dopo innumerevoli lettere inviate a tutte le istituzioni, dalla Presidenza della Repubblica in giù, solo nel maggio 2012 riesco ad accedere ad un mutuo ipotecario con Banca Intesa. Oltre ai 36 mesi (34.000 euro circa) di affitto a vuoto un altro bel gruzzoletto va via per la sistemazione del locale tra impianti, intonaci e pavimentazione, tutto a spese mie e vanno via altri 36.000 euro.

Riesco ad aprire solo il 28 luglio 2012. Location stupenda, posto centralissimo con ampio marciapiede, ma locale piccolo quindi passato il periodo estivo, da ottobre a marzo gli incassi calano paurosamente, non avendo da offrire posti a sedere al coperto. In tutto ciò ci sono le colpe della vecchia amministrazione comunale che per preparare un regolamento per il montaggio di dehor per l’esterno sceglie la strada più lunga e costosa. Regolamento che una volta approvato e reso fruibile, viene annullato con l’insediamento del nuovo soprintendente alle belle arti di Taranto. La burocrazia in Italia danneggia sempre la gente che ha voglia di fare e rischia in proprio. Quindi lavorando a malapena 4 mesi l’anno e soffrendo per 8 mesi moltiplicato per 7 anni il risultato non può che essere fallimentare. Si sperava che ogni estate poteva essere quella giusta per uscire dalle sabbie mobili, ma purtroppo così non è stato. Affitto locale, impegni con le banche e tutte le spese che un’attività commerciale deve affrontare.

Resomi conto della gravità della situazione, già dal novembre 2018 comincio a scrivere a. Presidenza della Repubblica, Presidenza del Consiglio, al MEF, al MISE, al Ministro dell’Interno e alla Presidenza della Regione Puglia. Gli unici a farsi vivi sono La Presidenza della Repubblica, la segreteria del Presidente Emiliano, e la Prefettura di Brindisi.

La segreteria del Presidente Emiliano nel Febbraio 2019 mi fece convocare in Regione dal dirigente del SEPAC, che è l’organismo creato dalla Regione per la gestione delle crisi aziendali. Organismo che ha provato a dialogare con le banche con cui lavoro, ma come tutti sappiamo ormai le banche sono sorde e pensano solo ai loro interessi, aiutati anche dallo stato che invece di aiutare i cittadini gli regala 20 miliardi. L’unica cosa che mi hanno concesso è stata la moratoria per un anno sul capitale, moratoria prevista per legge, quindi nessuno sforzo. Mentre io avevo chiesto liquidità per rilanciare l’attività!

La presidenza della Repubblica con prima lettera del 20 Marzo 2019 interessa sia la presidenza del Consiglio (mai pervenuta) e L’ABI che con lettera del 1Aprile 2019 mi informa che ha interessato le due banche con cui lavoro, interessamento che non ho mai avvertito. Inoltre sempre la Presidenza della Repubblica interessa la Prefettura di Brindisi dove ormai sono di casa, Prefettura dove vengo convocato per essere ascoltato il 17 Maggio 2019, ma anche loro più che sensibilizzare ABI altro non possono fare.

Intanto arriva la stagione estiva che, come si sa, porta un aumento degli incassi con cui si riesce a far fronte all’immediato. Ma ormai Settembre è alle porte e quindi contatto di nuovo la Prefettura che mi convoca il 5 Settembre 2019 e mi consiglia di contattare l’associazione antiusura di Bari San Nicola e SS Medici. Non perché sono andato dagli usurai, ma perché tra i loro compiti c’è quello di aiutare privati e piccoli imprenditori in difficoltà.

Associazione che si affida per il primo ascolto alle diocesi provinciali, in questo caso quella di Brindisi nella persona di Don… Successivamente all’incontro di Brindisi invio tutta la documentazione richiestami a Don… che a sua volta la consegna a mano nella sede dell’associazione a Bari il 15 ottobre 2019.

Finalmente, dopo tanta attesa, vengo convocato a Bari presso l’associazione il 29 ottobre 2019. Dopo un approfondito colloquio rivolto ad accertare tutti i miei debiti, mi è stato detto che in base al mio reddito, che è molto basso, non posso essere aiutato.  Io ho chiesto se si poteva intervenire solo su una parte e mi hanno detto di no, perché o intervengono su tutto il debito o niente. Per finire, come se fosse uno sfottò mi hanno raccomandato anche di non andare dagli usurai, azione che non ho fatto prima e che non farò mai!  Inutile dire della mia delusione dopo tanto avere sperato, passata la delusione sono più combattivo di prima! 

1- Se io avessi avuto un reddito buono mi sarei rivolto a loro? Sicuramente non avrei accumulato debiti.

2- Penso che un’associazione di quel tipo deve aiutare indipendentemente dal reddito perché quella è la sua funzione, sbaglio?

3- È normale che un’associazione antiusura si debba comportare come una qualsiasi banca e dipendere dal giudizio di quest’ultima?

https://www.ilmessaggeroitaliano.it › news › fondazione-antiusura-piccole-…

In occasione della visita a Mesagne di S.E. il Prefetto Anna Paola Porzio nel Novembre 2019 (commissario nazionale antiusura e antiracket) insieme al Sig. Fabio Marini coordinatore regionale antiracket  la portiamo a conoscenza del mio caso uguale a milioni di colleghi .

Il Prefetto Porzio con mail del 22 Novembre mi risponde che il legislatore ha disposto che l’Ufficio del Commissario non possa intervenire preventivamente, ma solo dopo che sono emersi i reati di racket e usura. Solite cose Italiane.Invece ci sarebbe l’art 15 della legge 108/1996 che prevede una serie di interventi di carattere preventivo di competenza del Ministero di Economia e Finanze, cui è possibile ricorrere tramite i Confidi, le Fondazioni e Associazioni Antiusura, dove stanno? Non pervenuti.

Non dandomi per vinto e sempre su consiglio della Prefettura in data 11 dicembre 2019 contatto una banca di brindisi che per accordi con il ministero può gestire un fondo antiusura per singola azienda di una certa somma, fondo che può essere usato solo ed esclusivamente per ristrutturazione o per acquisto di attrezzatura, con fatture pagate direttamente dalla banca. Fondo quindi che non può essere usato come liquidità.

Fine del giro e della mia attività. Grazie istituzioni. Non mi arrendo e scrivo di nuovo alla Presidenza della Repubblica. A Febbraio 2020 mi arriva l’ennesima lettera con data del 17/02/2020 del Capo dello Stato. Lettera che interessa per l’ennesima volta l’ABI che non si è mai fatta sentire e la Prefettura di Brindisi che puntualmente mi convoca. In seguito all’incontro in Prefettura riesco ad ottenere l’ennesimo incontro in banca nella filiale di Mesagne il 25/02/2020. Incontro dove é presente, oltre al direttore di filiale, anche il capo area per le provincie di Brindisi e Taranto. Incontro in cui mi viene chiesto di preparare un business plan in cui dimostri come io voglia rilanciare la mia attività di Gelateria-Caffetteria. Business plan che invio tramite mail alla filiale di Mesagne il 24/03/2020. La Prefettura di Brindisi in data 25/03/2020 invia anche lei una mail sia alla banca che a me. Intanto siamo in piena emergenza coronavirus. La banca rimangiandosi quello detto mi dice che di ristrutturare il debito con nuova liquidità non se ne parla e forse vedrà per la sospensione della rate di mutuo come da decreto legge. Sospensione concessa il 29 Aprile 2020.

Ancora oggi 24 Luglio 2020, ho inviato le solite mail a Mattarella, Conte, Presidente commissione inchiesta sulle banche, Onorevole Carla Ruocco e segreteria personale del presidente della regione Puglia, Michele Emiliano. Unicredit, in data Venerdì 17 Luglio 2020, a voce, mi ha negato anche la possibilità di accedere ai 30.000 euro garantiti al 100% dallo stato. Inoltre il 23 Luglio 2020, il mio legale e stato ricevuto dal Sig. Procuratore di Brindisi, Dott. De Donno. Una volta che l’avvocato ha esposto tutta la storia ha detto che non ravvisa estremi di reato nei confronti di nessuno. Nonostante ho lottato come un leone, ho perso! Lunedì 3 Agosto ho svuotato il locale dove avevo la mia attività causa sfratto. 

Cosa chiedo? Di poter ristrutturare tutto il mio debito con le banche in modo da avere un’unica rata. Oltre a nuova liquidità per rilanciare l’attività.

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