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Sanzioni ai non vaccinati, la vergogna continua. La (non) decisione di Schillaci. Cosa succederà ora

Pubblicato il 12/05/2023 11:46
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E per fortuna che Orazio Schillaci avrebbe dovuto rappresentare un punto di rottura al Ministero della Salute rispetto alla tragica esperienza di Speranza. Invece, mente infuria la polemica per non avere abolito l’obbligo di mascherina, adesso salta fuori una “proroga” – quindi attenzione: non la cancellazione – del pagamento delle sanzioni inflitte ai non vaccinati. Infatti, nel “decreto Omnibus” approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 4 maggio, sono stati rinviati i termini del pagamento delle multe comminate ai non vaccinati contro il Covid. Gli over 50 che avevano deciso di non vaccinarsi avranno dunque un anno di tempo in più per pagare la sanzione. Mentre invece era auspicabile e quasi scontato che quella follia venisse del tutto eliminata. (Continua a leggere dopo la foto)
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La promessa del nuovo governo di centrodestra, guidato da Giorgia Meloni, di abolire lo scempio delle multe ai non vaccinati è stata dunque disattesa. Le ragioni della proroga, dicono, sono da rintracciare in cavilli tecnici e burocratici. Un emendamento della Lega alla legge di bilancio aveva fissato la precedente proroga al 30 giugno 2023, con l’auspicio e la promessa di arrivare a una sanatoria definitiva e mandare in soffitta anche questo lascito del governo Draghi. E invece… “Ci sono problemi di costituzionalità e cavilli burocratici, anche di natura giuridica che vanno risolti”, spiega la deputata di Fratelli d’Italia Ylenia Lucarelli. Ma è davvero così? (Continua a leggere dopo la foto)
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Sanzioni ai non vaccinati, la vergogna della proroga

Spiega ancora l’onorevole Lucarelli in merito a questa proroga del pagamento delle sanzioni ai non vaccinati: “C’è il rischio di una disparità di trattamento fra chi ha già pagato la multa e chi no. Ci sono infatti persone che hanno saldato anticipatamente l’importo, senza attendere i 180 giorni che la legge concede per contestare la sanzione. Ora queste persone andrebbero risarcite, ma per farlo si dovrebbe cancellare retroattivamente un obbligo sancito da una legge dello Stato. Per questo i margini giuridici e di costituzionalità sembrano obiettivamente ristretti”. Servono dunque soluzioni giuridiche ed economiche per il mancato incasso e per l’eventuale rimborso a chi ha già pagato. Ma non ci si può accontentare di queste motivazioni che sembrano più che altro delle foglie di fico. La battaglia continua.

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