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Tesla, “Aumenta il rischio di incidenti”. Secondo maxi richiamo di auto elettriche in un mese, cosa succede

Pubblicato il 08/01/2024 19:06

Si dice che i soldi non diano la felicità, non sappiamo se è vero ma di certo sono giorni complicati per Elon Musk, che con un patrimonio stimato di 256,6 miliardi di dollari è l’uomo più ricco del pianeta. Mentre non si fa che parlare del suo presunto abuso di droghe, altre preoccupazioni interessano i piani alti di Tesla, una delle sue creature con cui, da pioniere, si è tuffato nel business della mobilità “green” già dal 2004. Il maxi-richiamo di 1,6 milioni di auto elettriche dalla Cina, confermato dall’Autorità statale cinese per la regolamentazione del mercato, è dovuto a problemi di una certa importanza, che si aggiungono alle tante gravi criticità che i nostri lettori conoscono bene, a partire dal rischio diffuso della autocombustione delle batterie al litio. In particolare, le auto richiamate sono i veicoli Model S, X, 3 e Y. I problemi interessano anzitutto lo sterzo automatico assistito, il controverso “Autopilot”. Si tratta di un controverso sistema automatico elettrico, che non prevede l’utilizzo delle mani ed è installato nel piantone dello sterzo. Quando la funzione Autopilot è attivata, potrebbe aumentare il rischio di incidenti, ha scritto l’Autorità.  (Continua a leggere dopo la foto)
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Il precedente di dicembre

I sistemi di guida automatizzata Tesla sono stati indicati come causa di oltre 700 collisioni solo negli Stati Uniti, e avendo già provocato più di una vittima. Tesla è risultata essere la casa con il più alto tasso di incidenti negli Usa, secondo una analisi LendingTree pubblicata in dicembre da Forbes: 23,54 sinistri ogni mille conducenti, davanti a Ram e Subaru. Poi, non da meno è il rischio legato ai controlli della chiusura delle portiere, altro motivo del massiccio richiamo di veicoli, in questo caso per evitare che le portiere si aprano in caso di collisione. Ora, si tenterà di ovviare ai problemi attraverso la tecnologia Ota (“Over the air”) di aggiornamento del software, a distanza. In merito ai portelloni di chiusura delle auto elettriche, abbiamo già scritto della vita propria che talvolta queste auto sembrano avere, intrappolando le persone all’interno, anche in movimento. Meno di un mese fa, la National Highway Traffic Safety Administration statunitense aveva imposto un altro richiamo da 2 milioni di veicoli, ovvero la quasi totalità di quelli venduti dal 2012 negli USA, e ha chiesto Tesla a fare di più per garantire che i conducenti utilizzino correttamente la funzionalità dell’Autopilot. Come leggiamo su Il Sole 24 Ore, il nuovo richiamo avviene in un momento assai delicato per la Tesla, che sta gradualmente perdendo ampie fette di mercato: solo pochi giorni fa è stato ufficializzato il sorpasso della cinese BYD in termini di volumi nel quarto trimestre 2023. (Continua a leggere dopo la foto)
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Il richiamo cinese

Tesla, dunque, sta richiamando complessivamente 1.610.105 veicoli con date di produzione comprese tra il 26 agosto 2014 e il 20 dicembre 2023. La Cina è il secondo mercato per Tesla, che ha una gigafactory a Shanghai, la più grande al di fuori degli Stati Uniti, con una capacità produttiva di oltre 900mila veicoli nel 2023, secondo l’agenzia di stampa Xinhua, e che fornisce anche Nuova Zelanda, Australia ed Europa. In tutto ciò, continuiamo a essere ampiamente scettici sulla mobilità green e sulla fattibilità della folle idea dell’Unione europea, ovvero il passaggio al full electric dal 2035 e la contestuale eliminazione della produzione e della vendita di auto a motore termico.

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