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Se critichi i vaccini scattano indagini e perquisizioni. Ecco cosa sta succedendo in tutta Italia

Pubblicato il 27/08/2021 10:19 - Aggiornato il 27/08/2021 11:21

Nel silenzio generale di un sistema di informazione ormai totalmente asservito alla dittatura sanitaria imposta dalla scienza e dalla politica, ecco che anche gli ultimi spazi di libertà iniziano a venire pericolosamente meno. Al punto che ormai parlare male dei vaccini contro il Covid può addirittura costare caro, come evidenziato da due episodi accaduti a poche ore di distanza a Firenze e Cremona. Due italiani in città diverse che si sono trovati a fare i conti con la stretta morsa di questo bizzarro regime, popolato da santoni-virologi e politici che invocano continuamente restrizioni e chiusure. Due episodi gravissimi di cui parla il Messaggero e che dovrebbero metterci in allerta, dove ci stanno portando? Quanto ci stiamo facendo limitare?

Parli male dei vaccini? Scattano indagini e perquisizioni. Ci siamo giocati la libertà

Un 66enne di Cremona si è trovato così indagato dalla Procura per “istigazione alla disobbedienza delle leggi, di ordine pubblico, in vigore a tutela della salute pubblica nel periodo di emergenza pandemica da Covid-19. Il motivo? L’aver messo in discussione i reali numeri diffusi su morti e positivi causati dal virus, defindendo allo stesso tempo “brodaglia” i vaccini attualmente a disposizione.

Il pm scrive che l’uomo, in un gruppo Facebook di nome Cremona Ancora, pubblicava frasi che “descrivevano i metodi diagnostici della malattia come bufale create da una medicina che prende in giro tutti gli italiani. I vaccini? Brodaglia”. L’uomo ha ricevuto così l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Un caso non isolato.

Nel frattempo, infatti, un 30enne originario di Pisa subiva una perquisizione in casa da parte della Digos nell’ambito di indagini aperte dopo che al Centro Vaccinale Mandela Forum di Firenze erano comparse delle scritte contro i vaccini. Quanto basta per far scattare le accuse di “danneggiamento aggravato e imbrattamento”. “Nella perquisizione – ha riferito la questura di Firenze – sono emersi elementi che confermerebbero l’ipotesi della responsabilità dell’indagato, nonché una bomboletta spray e un pennarello, compatibili con il materiale utilizzato per scrivere sull’edificio”.

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