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“Non ci fanno visionare i test clinici”. In diretta con Paragone la denuncia degli avvocati delle vittime (il VIDEO)

Pubblicato il 21/02/2023 20:06 - Aggiornato il 21/02/2023 20:08

Verità o, se il termine risulta troppo impegnativo, quantomeno “trasparenza”. È tutto quel che chiedono gli avvocati e i parenti delle vittime di AstraZeneca. Gianluigi Paragone ha ospitato, in una diretta trasmessa sui suoi account social, gli avvocati Valerio Messina e Stefano Maccioni, i quali chiedono legittimamente di poter consultare le carte relative alle sperimentazioni e ai test, i cosiddetti trials, che hanno portato l’Ema, e di conseguenza l’Aifa, ad ammettere il vaccino prodotto dalla stessa AstraZeneca. Abbiamo già scritto della triste vicenda di Zelia Guzzo, l’insegnante 37enne di Gela scomparsa nel marzo del 2021, neppure tre settimane dopo la somministrazione del vaccino in questione (l’unico previsto per la categoria dei docenti), nonché del vergognoso indennizzo di appena 77mila euro – a fronte della vita di una giovane madre di famiglia – liquidato ai suoi eredi. La donna è morta per una trombosi cerebrale provocata dalla inoculazione del vaccino. A certificare, nero su bianco, il nesso causale è stata la commissione medico-scientifica istituita dalla Procura di Gela, composta da sei docenti universitari: “oltre ogni ragionevole dubbio”, fa presente Valerio Messina, cognato di Zelia Guzzo e legale della famiglia. I periti nominati dalla Procura hanno stabilito come, in questo e in altri otto casi in Italia (solo quelli a noi noti), la causa della morte sia stata proprio la somministrazione del vaccino basato sull’utilizzo dell’adenovirus. L’avvocato Messina, dunque, illustra anche il sottile confine che separa l’indennizzo, che è una sorta di liquidazione una tantum, dal risarcimento del danno, quello che i legali delle famiglie delle vittime invocano, e che invece è dovuto per un atto illecito che ha causato un ingiusto danno. (Continua a leggere dopo il VIDEO)
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Insomma, quella per la famiglia dell’insegnante di Gela è una sorta di elemosina di Stato. Stato che dovrebbe tutelare il cittadino e i suoi legali, che si trovano a combattere contro un colosso farmaceutico; Stato che, a fronte dei contratti stipulati dall’Unione europea con le case farmaceutiche, adesso “è totalmente assente” e non assume le proprie evidentissime responsabilità, lamenta l’avvocato Valerio Messina. Assieme all’avvocato Federico Bertorello, che difende i parenti della 32enne ligure Francesca Tuscano, anch’ella scomparsa in seguito alla somministrazione del vaccino AstraZeneca, Messina ha chiesto un incontro al ministro della Salute, Orazio Schillaci. Gianluigi Paragone, dunque, si rivolge direttamente al nuovo esecutivo, auspicando un cambio di passo sinora, invero, solo annunciato. Alla richiesta di un incontro col ministro si aggiunge l’avvocato Stefano Maccioni, che a sua volta cura gli interessi della famiglia di Davide Villa, poliziotto 51enne vaccinato, ancora con AstraZeneca, il 18 febbraio 2021 e morto il 6 marzo seguente. Anche in questo caso, il nesso di causalità è stato sancito da una commissione nominata dalla Procura. (Continua a leggere dopo la foto)

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Assieme alla richiesta di visionare le eventuali sperimentazioni cliniche di AstraZeneca, l’avvocato Maccioni e Gianluigi Paragone illustrano un particolare piuttosto inquietante, ovvero il fatto che la platea inizialmente prevista da AstraZeneca si riferisse a un’ampia fascia d’età, dai 18 ai 55 anni, mentre, a seguito dei primi casi, il vaccino della casa farmaceutica anglo-svedese è stato poi consigliato per gli over 60. Motivo in più per invocare i risultati delle sperimentazioni. Se mai ve ne siano state.

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