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Tasse e affitti alle stelle, burocrazia e miopia politica: 70mila negozi chiusi in 10 anni

Basta passeggiare per le vie di un qualsiasi centro storico di una città di provincia per rendersi conto che la desolazione si sta allargando a macchia d’olio. 70mila negozi del piccolo commercio al dettaglio hanno abbassato la saracinesca nell’ultimo decennio. Lo ripetiamo: 70mila negozi chiusi in 10 anni. È un dato allarmante, sconfortante. È un quadro impietoso quello che emerge dal rapporto Confcommercio “Imprese e città – Demografia d’impresa nelle città italiane” che analizza l’evoluzione di queste attività radicate sul territorio, nei centri storici di 120 città.

Come spiega Enrico Netti sul Sole 24 Ore, “i saldi sempre in terreno negativo: tra il 2008 e il 2019 sono spariti circa 70mila negozi in sede fissa, con una perdita di oltre il 12%. Le chiusure sono state per buona parte rimpiazzate con attività legate alle varie forme di bar, ristoranti e alberghi in crescita del 16,5% grazie a una forte presenza di street foot, take away e specialità etniche. A chiudere sono soprattutto le boutique e i negozi di abbigliamento, calzature, libri, giocattoli, mobili, ferramenta”.

Tutte piccole attività legate ai consumi tradizionali. “Tutte queste micro attività, molto spesso a gestione familiare non solo escono dai centri storici ma purtroppo scompaiono a favore delle grandi superfici specializzate che sorgono nelle periferia e fuori città. Un impoverimento che minaccia la vitalità dei centro città mentre le amministrazioni locali e centrali tacciono”.

“Il risultato è il complessivo e generale depauperamento del commercio e del tessuto cittadino. Il rapporto di Confcommercio evidenzia come dal 2012 ci sia il passaggio di consegne tra imprese straniere (+28%) e lavoratori stranieri (+19%) contro la flessione delle attività italiane (-2%) e il lieve rialzo degli occupati italiani (+2%)”. Su tutto questo la politica non può continuare a tacere, non si può far finta di non vedere.

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