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Paragone: “Conte deve riferire in parlamento sulla norma per il suocero. Serve chiarezza”

Il leader di ItalExit, Gianluigi Paragone, si dice pronto a dar battaglia per fare chiarezza su un caso passato in sordina e che riguarda molto da vicino il premier Conte. Sempre più preda da un delirio da “pieni poteri”, Conte adesso finisce sulla graticola per una “leggina”, che puzza tanto di “ad personam”, che avrebbe salvato il suocero da una condanna per peculato. Cesare Paladino, il papà della compagna di Conte, è gestore dell’Hotel Plaza di Roma. Paladino, come ha riportato per primo Il Corriere della Sera, ha ottenuto pochi giorni fa la revoca della sentenza di patteggiamento a un anno e due mesi di reclusione con l’accusa di peculato.

L’imprenditore non aveva versato due milioni di euro in tassa di soggiorno al Comune di Roma tra il 2014 e il 2018. Quindi – e qui c’è un altro tocco di “magia” di questa controversa era giallorossa – il suocero di Conte avrebbe così fregato la Raggi, volto di punta proprio del Movimento 5 Stelle. Il Gup Bruno Azzolini ha dunque ora accolto l’istanza del legale difensore Stefano Bortone d’incidente di esecuzione. Per il giudice “il fatto non è previsto dalle legge come reato” perché grazie ad una norma della scorsa primavera inserita nel decreto Rilancio varato dal governo Conte, la condanna si è potuta trasformare in semplice sanzione amministrativa.

Non si sono sentite, però, ancora le voci di del Movimento 5 Stelle su questa vicenda, su questa casualità. E non si sentono nemmeno le grida “onestà, onestà, onestà”. Il dl Rilancio contiene una norma, l’articolo 180 per la precisione, che prevede una particolare depenalizzazione per coloro che gestiscono gli alberghi. Nel passato se un albergatore si fosse intascato la tassa di soggiorno che è obbligato ad esigere ogni giorno ai propri ospiti, sarebbe finito in galera. Oggi, a leggere il terzo e il quarto comma dell’articolo 180 del nuovo decreto, non è più reato: l’albergatore dovrà pagare una sanzione amministrativa.

E così farà anche Cesare Paladino, suocero di Conte. Piccola precisazione: ricordiamo che anche questo è un decreto sulla pandemia… Per questo ora Paragone sale sugli scudi e “invita” il premier a riferire in Aula su un fatto che in un Paese normale sarebbe già giudicato gravissimo e avrebbe spinto il presidente del consiglio alle dimissioni. “Serve chiarezza – attacca Paragone -. Il premier venga in parlamento a riferire. E il Movimento dell’onestà non ha nulla da dire a riguardo?”.

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