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Mose, e se la vera convenienza fosse non finirlo affatto? Ecco spiegato perché

Che poi alla fine la domanda ce la siamo posta tutti: vale davvero la pena finirlo questo Mose? La calamità che ha colpito Venezia ha riacceso (almeno una cosa positiva c’è stata nell’immensa tragedia) i riflettori su un’opera pubblica (cioè pagata finora 7 miliardi di euro dai cittadini italiani) che ha evidenziato più limiti che fattori positivi. Nei giorni scorsi abbiamo provato a dare dati, informazioni e opinioni per sottolineare come il Mose sia stato fin qui solo un grande spreco di Stato che ha arricchito i soliti faccendieri e traffichini italiani. Una delle migliori risposte alla domanda se valga la pena o meno finire il Mose, l’ha data oggi Pancho Paria sulle colonne del Fatto Quotidiano. Ed è per questo che ne condividiamo alcuni estratti. Scrive Paria: “Quando immaginiamo le paratoie del Mose dobbiamo vederle non solo nella loro vulnerabilità alla ruggine, che è comunque inevitabile, ma soprattutto nel ripetitivo, costante confronto con i sedimenti del fondale marino-lagunare. Le paratoie sono e saranno sempre, senza interruzione alcuna, smerigliate dalla dinamica dei sedimenti e colonizzate dalle specie locali”.

“I cassoni delle paratoie, logorati dalla ruggine, possono richiedere complicate cure e sostituzioni. In particolare le cerniere che permettono il movimento delle paratoie sono allo stesso tempo l’elemento più essenziale e il più esposto al danno, sia per il movimento standard dell’alza-abbassa, sia per la risposta al moto ondoso. Che cosa accadrà quando concrezioni calcaree irrigidiranno la rotazione delle cerniere? O, nell’ipotesi più elementare, quando per puro caso l’impaccio sarà più insidioso in un punto qualsiasi determinando un’asimmetria del movimento?”.

“Lunghi anni di gestazione e pacchetti di miliardi spesi non hanno prodotto ancora neanche la possibilità dei collaudi. Spudoratamente ci viene detto che l’opera è compiuta al 93-95% e quindi va finita. Non crediamo che la previsione corrisponda a verità. E non sappiamo se augurarci che l’opera venga finita. Non è imprudente immaginare che se sarà terminata la sua vita normale sarà una continua, costosissima attività di manutenzione e arrangiamento”.

“Candidamente Ossola dice al Corriere che non si poteva fare il tentativo manuale di muovere le paratoie in tutte le bocche perché gli uomini attivi potevano coprire solo una bocca; e garantire la copertura di tutte le bocche è un costo alla stato attuale impossibile. Aspettiamoci il peggio e speriamo che quando l’opera sarà finita le paratoie non debbano fronteggiare la veemenza del moto ondoso. Chiederemo clemenza al mare?”

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