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Islam-Italia, viaggio nelle moschee (abusive) gestite da un pregiudicato. Il VIDEO

Pubblicato il 20/10/2023 18:30 - Aggiornato il 20/10/2023 21:07

Se esiste un Islam moderato, se davvero esiste, dovrebbe prendere le distanze dalle frange più oltranziste, ma sinceramente non ci pare ci sia tanta moderazione nella variegata comunità di musulmani che abitano il nostro e gli altri Paesi occidentali. Piuttosto, emerge un odio feroce verso tutti i valori su cui è fondato l’Occidente stesso. Dopo il servizio andato in onda la scorsa settimana a Fuori dal Coro, con la telecamera nascosta dentro una delle più grandi moschee milanesi, da cui emergeva tutto l’appoggio ad Hamas nonostante lo scempio che ha perpetrato in modovisione, la trasmissione condotta da Mario Giordano è tornata a Milano, questa volta introducendosi in una moschea abusiva. Sì, perché la predicazione avviene – anche e soprattutto – in cosiddetti uffici culturali che si trasformano in edifici di culto abusivi e Fuori dal Coro ha ben documentato la situazione all’interno di scantinati e interi edifici adibiti a luoghi di culto in via Zambelli a Milano. (Continua a leggere dopo il VIDEO)
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La fedina penale di Ahmed Kabir

Tutti questi immobili sono gestiti, già dal 2013, da Ahmed Kabir, un immigrato arabo. Non un uomo di pace, evidentemente, giacché peer lui parla la sua fedina penale: negli anni è stato condannato per stalking, molestie, violenza sessuale e resistenza a pubblico ufficiale. “Gli permettono di fare quello che vuole. Davanti a mia figlia si è tirato giù i pantaloni” ha raccontato una donna del quartiere, giustamente preoccupata. La cosa più grave è che a un soggetto del genere è permesso di indottrinare i fedeli islamici. La scelta del verbo “indottrinare” non è stata casuale: è precisamente nelle moschee “abusive” che si formano generazioni di jihadisti e la predicazione in lingua araba rende pressoché impossibile individuare i concetti più violenti, l’odio che viene sparo contro gli infedeli. Ma Ahmed Kabir si è espresso in italiano, incalzato dalle domande della giornalista Annalisa Grandi, e quello che ha detto non è meno grave delle premesse poiché è paradigmatico del senso di impunità di amplissime sacche della popolazione islamica in Italia. “Tanta gente parla male di me, ma della condanna non ho visto ancora niente”. Fa riferimento alla condanna di quattro anni e sette mesi di reclusione inflitta dal giudice Mariolina Panasiti, per via delle minacce verso una famiglia italiana che gestisce nello stesso quartiere una autofficina, come ricostruisce oggi TgCom24. Affatto dissimile l’approccio di molti individui che frequentano le moschee abusive curate da Kabir. “Quello che sta facendo Hamas contro il governo di Israele è giusto. Tutta quella terra è della Palestina, è una guerra giusta e tra un po’ arriverà anche qua”. (Continua a leggere dopo la foto)
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“La guerra arriverà anche qua”

Cos’altro aggiungere? La guerra è “giusta” e “tra un po’ arriverà anche qua”. Suona come una minaccia, e purtroppo lo è. Gran parte di questi musulmani estremisti e violenti sono già attenzionati, come si dice in gergo, da Forze dell’ordine e Servizi di intelligence. Se non si comincia a fare terra bruciata intorno a loro, rischiamo una ulteriore radicalizzazione, quella che porta ed episodi come quello recente di Bruxelles: l’attentatore era, appunto, segnalato e attenzionato da tempo. Non è bastato.

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