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L’Europa ci fa a pezzi. Dove sbaglia Draghi e cosa dobbiamo fare per salvarci

Pubblicato il 21/02/2024 13:39 - Aggiornato il 21/02/2024 13:42

Il nostro Paese, la nostra economia, il nostro modello sociale. Ogni settore strategico della nostra vita pubblica è costantemente sotto attacco ormai da anni. L’Italia è caratterizzata da un tessuto industriale formato per il 95% da PMI, piccole e medie imprese. Che, insieme ai gioielli industriali e settoriali grazie ai quali siamo stati eccellenza nel mondo e Quinta Potenza Industriale, e insieme alla rete del piccolo commercio, formano la spina dorsale della nazione. O formavano. Perché questo tessuto sociale ed economico si sta frantumando sotto i colpi della globalizzazione selvaggia, al predominio incontrastato delle multinazionali e a regole europee che ci penalizzano costantemente. Su questi argomenti, partendo da una critica al critica al recente discorso di Mario Draghi, è intervenuto oggi su La Verità il deputato di FdI Riccardo Zucconi. (continua dopo la foto)

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Ben vengano le critiche di Draghi alla globalizzazione, è la tesi di Zucconi. Condividiamo anche il richiamo alla necessità di un debito comune europeo e di una politica fiscale comune. E i recenti eventi mondiali rendono attuale anche il tema della difesa comune dei confini europei. Dove però il discorso di Draghi fa acqua è quando afferma che, a tutela delle democrazie occidentali, occorre affrontare le diseguaglianze sociali e di ricchezza. “La difesa di alcune specifiche dell’economia e della struttura sociale delle nazioni, ancorché piccole”, scrive Zucconi, “ci pare la condizione indispensabile per garantire la loro stessa sopravvivenza”. E’ qui che Draghi cade in contraddizione. “Invece, affrontare i problemi da un punto di vista globalistico non fa che provocare fratture difficilmente risanabili in economie che oggi sono già fragili”, sottolinea Zucconi. (continua dopo la foto)

Il deputato di FdI Vittorio Zucconi

“L’adesione pedissequa e rigida ai principi delle liberalizzazioni dei mercati”, prosegue il deputato di FdI, “ha non solo messo in difficoltà il mondo delle piccole imprese. Ma ha investito quello delle concessioni geotermiche e idroelettriche, un asset strategico per l’Italia nella produzione green di energia elettrica”. Non solo: ha anche indirizzato gli impegni assunti con l’Europa per l’acquisizione dei fondi del Pnrr. “Questo ha provocato un pericoloso corto circuito fra la tutela del nostro sistema delle piccole imprese”. Limitando il nostro accesso alle risorse essenziali. “Per il nostro Paese”, fa notare Zucconi, “con un tessuto economico composto per il 95% di Pmi, una simile impostazione è fatale”. Il deputato cita i 110.000 esercizi commerciali chiusi e non sostituiti in Italia negli ultimi anni. “110.000 famiglie che hanno dovuto rimodellare le loro esistenze finendo a volte ai limiti della soglia di povertà, non contribuendo più al gettito fiscale e facendo cessare l’occupazione che generavano”. (continua dopo la foto)

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Nello stesso tempo, sul piano fiscale ai colossi del commercio sono state concesse enormi agevolazioni. “Chi porterà risorse alle casse dello Stato con la desertificazione del nostro, essenziale, micro sistema economico?”, si chiede giustamente Zucconi. Che fa anche l’esempio delle concessioni balneari che premiano solo i grandi gruppi industriali e finanziari. E cita la protesta degli agricoltori come esempio di categorie che cominciano a ribellarsi. Perché interi settori di piccoli imprenditori “di qualsiasi settore”, prosegue l’analisi, “trasformati in servi della gleba… rischia di comportare proteste sociali in grado di destabilizzare la politica”. Insomma, se l’analisi di Draghi è in parte condivisibile, risulta carente proprio sul punto più importante. Come impedire che l’intero modello Italia sprofondi, con la scomparsa di interi ceti sociali e produttivi. Cioè tutelando l’esistente e creando le condizioni perché questo nostro patrimonio non vada disperso. Con conseguenze disastrose per tutti noi.

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