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La disperazione dell’infermiere: “Non riesco a pagare le rate del mutuo”

Pubblicato il 29/01/2021 12:14

Ecco come hanno “spezzato le gambe” ai sogni delle persone. Hanno ridotto l’Italia a “pignoramenti e debiti”, nonostante i sacrifici, l’onestà e l’impegno. Hanno incenerito le speranze e hanno messo a rischio il coraggio e la volontà delle persone di costruire. Hanno lasciato una steppa arida di fronte agli occhi delle generazioni future. A suon di tassi di disoccupazione, di sostenibilità del debito, di tagli e di contratti provvisori di lavoretti instabili. Precarietà e necessità di provare a “tirare avanti fino alla fine del mese”, sono diventate la normalità.

Sono queste le certezze della realtà in cui ci hanno fatto scivolare, anno dopo anno. È questo l’ordine delle cose che ha preso il posto del progresso, del creare e progettare e perchè no, anche di ambire. Quantomeno difendendo le eccellenze di cui il nostro Paese può vantarsi. Lentamente ci stanno privando perfino dell’identità che con maestria i nostri artigiani e produttori hanno realizzato e fatto primeggiare in tutto il mondo.

Quella raccontata dal corriere.it è la storia di un professionista che testimonia la condizione di tantissimi altri. “Adesso non lo rifarebbe…Ma allora l’acquisto di quel monolocale gli era sembrato il coronamento di tanti anni di lavoro e di vita a Milano”.

Giuseppe lavora da 26 anni come infermiere in un ospedale che rappresenta un’eccellenza milanese. Nel 2007, lui e la sua compagna decidono di compiere un passo importante: diventare i proprietari del monolocale di 35 mq dove già vivevano perchè ottimo di posizione per arrivare ai rispettivi luoghi di lavoro. La sceltà non è stata facile, acquistare l’immobile sarebbe costato un mutuo di 130mila euro a tasso variabile per 35 anni. “Un macigno che oscilla tra i 450 e i 700 euro al mese”.

Oggi Giuseppe racconta: “Ci abbiamo pensato tanto, sicuramente dovevamo pensarci ancora di più e meglio”. Ma si trattava di un sacrificio che avrebbe coronato il loro impegno, il loro sogno: “Desideravamo tanto che quel posto diventasse nostro”.

Così, si fanno coraggio e decidono che ne valesse la pena, forti di due stipendi, quello suo “da infermiere garantito” e quello della compagna, commessa nel negozio di un marchio piuttosto noto. Per quasi nove anni nessun problema, ogni mese la coppia riesce, seppur stringendo un po’ le cinture, a pagare le rate.

Tutto fila liscio fin quando “la mia compagna ha perso il lavoro da un giorno all’altro”. I sacrifici aumentano, ma c’era sempre la speranza di un altro impiego. Dopo varie vicissitudini, arriva la pandemia che “polverizza completamente le speranze di trovare lavoro”.

Così la coppia si ritrova nuovamente di fronte diverse possibilità, tutte dolorose: “se non vendono la casa, ma a poco più di 50mila euro, andrà all’asta. E se non si sdebitano per l’infermiere scatterà il pignoramento di un quinto dello stipendio e l’ipoteca sul Tfr”, riferisce il Corriere. “Umiliante dopo una vita di lavoro”, afferma Giuseppe.

Come dicevamo la sua testimonianza rappresenta una situazione che è diventata normalità.“C’è il cameriere del bar, da mesi in cassa integrazione, che non riesce più a pagare il mutuo, il tassista che lavora un giorno sì e tre no e che non è più in grado di onorare il debito contratto con la finanziaria per l’auto nuova, o il negoziante, che nonostante i ristori, non è in grado di sostenere l’affitto del locale”, ricorda il direttore della Caritas Ambrosiana, Luciano Gualzetti.