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Il governo e la comunicazione nell’emergenza: ecco perché ci hanno trattato da bambini

“Siamo in guerra”. È la frase che ci siamo sentiti ripetere, più di ogni altra, da quando è iniziata l’emergenza coronavirus. E il nostro premier Conte, tra i leader mondiali, è certamente quello che ne ha fatto più uso. Solo che, pian piano che la situazione rientra, è bene soffermarsi sul significato di questa frase e sul perché sia stata scelta in un frangente come questo. Gli italiani ancora non capiscono se sono stati trattati da soldati in guerra o da bambini. Come spiega Mauro Bonazzi sul Corriere della Sera, “tutti i più importanti leader politici sono ricorsi a questo linguaggio bellico per giustificare decisioni e provvedimenti. Poi la guerra finisce e si torna a costruire. E oggi? E finita la guerra, va avanti? Cosa dobbiamo fare allora, uscire, stare in casa, cosa?”.

Sono domande legittime e se le stanno ponendo tutti gli italiani. E non solo. Trasmettere un messaggio di “situazione di guerra” ha certamente permesso ai leader di governo di concentrare tutto sul qui e ora, senza ragionare e programmare in prospettiva. Ed è per questo che in Italia stiamo ancora navigando a vista, muovendoci al massimo di settimana in settimana. Anche le parole, dunque, contano, e danno l’idea di quale sia la strategia dei governanti.

Conclude Bonazzi: “In molti sospettano che l’uso delle metafore belliche, questa permanente evocazione di un clima emergenziale, miri al disegno di limitare le libertà democratiche. Da noi è più probabile che questo linguaggio sia stato sfruttato per nascondere indecisioni e incertezze e anche impreparazione, purtroppo, in taluni casi. Anche in questo secondo caso, insomma, non si è reso un buon servizio alla democrazia, che è un sistema di cittadini responsabili, non di bambini da spaventare o consolare a seconda delle circostanze”.

Alla luce di quanto detto, però, e riavvolgendo il nastro dei vari interventi del presidente del Consiglio e di tutta la squadra di governo, appare evidente che si sia fatta la scelta di trattarci da ragazzini, mentre loro abusavano del loro potere per praticare un malcelato autoritarismo. Siamo ancora in guerra? Se sì, è ora di svegliarci anche noi allora.

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