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E già l’Europa ci mette il conto delle prossime clausole di salvaguardia. Con queste regole non cresceremo più

Pubblicato il 24/12/2019 12:54

Un peso non certo da poco, quello sulle spalle del governo, che si è appena lasciato alle spalle la manovra 2020 e si trova a fare i conti con 47,1 miliardi di clausole Iva e accise sui carburanti che scatteranno a partire dal biennio 2021-2022. Cifre che sono lievitate di circa 2 miliardi per effetto delle modifiche individuate in corso d’opera e che anticipano un futuro piuttosto salato per gli italiani. Con le prossime manovre di bilancio che, come spiega il Sole 24 Ore, partiranno con un handicap tale da rendere quasi impossibile un rilancio efficace dell’occupazione e della crescita.

Più facile, di contro, che si vada incontro a una riduzione del deficit strutturale e del debito per non incorrere nelle ire di Bruxelles. E così sono in discussione già interventi che non escludono un aumento dell’Iva anche attraverso una rimodulazione dei beni sottoposti alle attuali tre aliquote. Ipotesi che era già stata paventata in passato dal ministro dell’Economia Gualtieri e che però andrà verificata anche in base alle evoluzioni del panorama politico nei prossimi mesi. Due le convinzioni di Gualtieri: potenziare gli incassi attesi dalla lotta all’evasione fiscale e avviare un percorso di revisione della spesa.

L’idea è quella di ricorrere a una nuova commissione per la spending review. L’architettura della prossima manovra inizierà a essere definita nel corso dei prossimi mesi. Il tema delle clausole di salvaguardia, che l’ultima riforma aveva promesso di abolire, dovrà d’altronde essere affrontato in via definitiva. Ocse, Fmi e Commissione Europea nel frattempo spingono affinché l’aumento dell’Iva smetta di essere visto come un tabù.

Scenari tutt’altro che rassicuranti, insomma, e sui quali bisognerà iniziare a ragionare da subito. Con la consapevolezza che, finché i cardini di questo meccanismo non verranno mossi, una vera e propria crescita resterà sempre un miraggio. Serve la volontà politica di rivedere i meccanismi di un’Unione Europea che rischia di trasformarsi in una morsa più che in una comunità basata sulla voglia di ricercare reciproci vantaggi.

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