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Draghi pigliatutto: dalle partecipate alla gestione del Recovery, ormai decide tutto il premier

Mentre gli italiani aspettano ancora aiuti degni di questo nome, con il decreto Ristori che porterà nelle casse dei nostri imprenditori non più del 5-20% degli utili persi dalle aziende nel corso del 2020, Mario Draghi è impegnato a giocare una sua personalissima partita lungo lo scacchiere delle nomine. Piazzando uomini di fiducia ai vertici delle aziende di Stato, come in Ferrovie dello Stato e Cassa Depositi e Prestiti, dopo aver sbattuto la porta in faccia ai partiti. Anche perché alcuni di questi enti saranno fondamentali nella gestione dei soldi del Recovery, e il premier vuole tenere ben salde in mano le redini, come dimostrato anche dalla scelta fatta sul fronte Pnrr, in mano ai ministri tecnici e non politici.

E così ecco che, per esempio, nonostante la strenua difesa da parte del Movimento Cinque Stelle dell’amministratore delegato uscente di Cassa Depositi e Prestiti, Fabrizio Palermo, Draghi sembra aver già deciso per la sostituzione. Il nome che ha preso quota in queste ore, come rivelato da Il Giornale, è quello di Dario Scannapieco. Alla presidenza, invece, dovrebbe essere confermato Giovanni Giorno Tempini. Alle Ferrovie dello Stato, invece, Fabrizio Favara è il candidato principale alla poltrona che sarà lasciata vuota da dall’ad Gianfranco Battisti. I partiti potranno consolarsi dandosi battaglia per la scelta dei nuovi vertici Rai: lì Draghi ha deciso di lasciare campo libero alle varie formazioni, senza imporre propri fedelissimi.

Che Draghi sia deciso a vestire i panni del burattinaio, con la benedizione dell’Europa, è evidente anche dalla gestione del decreto sulla governance del Piano nazionale di ripresa. I partiti che sostengono il governo non hanno ancora avuto modo di vedere il testo, già noto invece a Bruxelles, nonostante le tante riunioni di questi mesi. Secondo Il Fatto Quotidiano, sarà il premier a finire al vertice della struttura, con un livello politico che vedrà la cabina di regia a Palazzo Chigi e direzione generale al ministero del Tesoro del fidato Daniele Franco. Sarà poi istituita una segreteria presso la presidenza del Consiglio.

Alle categorie sociali e agli enti locali, stando allo schema predisposto da Draghi, resterà soltanto un tavolo permanente. Il nodo che più preoccupa i partiti è però quello della cabina di regia, che l’ex presidente Bce vorrebbe composta dal premier e da ministri “variabili”, che cambieranno di volta in volta in base ai progetti e ai relativi capitoli di spesa. Dettaglio non da poco, considerando che tre quarti delle risorse del Pnrr interessano ministeri tecnici e non politici. Con tanto di beffa per Pd e M5S: a essere coinvolti saranno soprattutto i vari Brunetta e Giorgetti, tutti in area centrodestra, mentre gli altri finiranno relegati in ruoli più marginali.

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