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“Omissione d’atti d’ufficio”. Vaccino, chiese di firmare il consenso informato: “Ora rischia grosso”

Pubblicato il 13/06/2023 08:16 - Aggiornato il 13/06/2023 10:54

“Un consenso non dettagliato e non tarato sulla specifica situazione del paziente non può ritenersi legittimo, come a più riprese espresso anche dalla giurisprudenza civile della Corte di Cassazione”. Torna sotto accusa il consenso informato per il vaccino anti-Covid. Stavolta a finire a processo per omissione di atti d’ufficio è il direttore del Servizio di igiene e sanità pubblica dell’Asl Cuneo 1. Il direttore è stato infatti denunciato da un’infermiera che aveva richiesto un’integrazione delle informazioni sul vaccino anti-Covid. La Procura di Cuneo voleva archiviare, ma la gup Cristiana Gaveglio non è stata dello stesso avviso e ha respinto la richiesta. Nell’ordinanza con cui la giudice ha disposto l’imputazione coatta del dirigente sanitario si dà atto di diverse cose che dovrebbero far riflettere tutti. Cosa scrive la magistrata? (Continua a leggere dopo la foto)
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La giudice, nel mandare a processo il direttore, precisa che la richiesta d’informazioni supplementari al consenso informato avanzata dall’infermiera “era finalizzata ad esprimere un consenso realmente informato rispetto ad una situazione individualizzata, ovviando così al ricorso a moduli dal contenuto generico, identico per qualsiasi vaccinando, senza distinzioni, senza riferimenti alle caratteristiche peculiari della specifica situazione, alle condizioni di salute ed all’età, senza informazioni dettagliate che possano dirsi idonee a fornire la piena e reale conoscenza della natura, della portata ed estensione dell’intervento sanitario, dei suoi rischi, dei risultati conseguibili e delle possibili conseguenze negative”. Considerazioni simili erano state inoltre fatte dal gip Alberto Boetti in riferimento a un fascicolo parallelo, poi archiviato da un altro giudice dello stesso ufficio, Sabrina Nocente. (Continua a leggere dopo la foto)
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Come riporta Il Giornale d’Italia, secondo l’interpretazione giuridica avallata da Gaveglio e Boetti nel mandare a processo il direttore, un consenso informato “non dettagliato e non tarato sulla specifica situazione del paziente non può ritenersi legittimo, come a più riprese espresso anche dalla giurisprudenza civile della Corte di Cassazione”. Tale esigenza appare ancor più comprensibile “alla luce dei preoccupanti dati sulla quantità e sulla serietà degli effetti avversi, non esclusi quelli gravi e persino letali, che emergono dai periodici rapporti A.I.F.A. sulla sorveglianza dei vaccini Covid19″. Parole che suonano come musica per chi da ormai tre anni sta facendo controinformazione e cerca di portare all’attenzione di tutti proprio quei dati, puntualmente censurati o omessi dal Sistema. (Continua a leggere dopo la foto)
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Consenso informato, a processo il direttore Montù dell’Asl Cuneo 1

L’infermiera che ha presentato denuncia apparteneva a una categoria per la quale la somministrazione del vaccino era “fortemente raccomandato”, tanto che venne sospesa dalla professione sanitaria per non essersi sottoposta a vaccinazione non avendo ottenuto un consenso informato più dettagliato. Alla sua istanza il datore di lavoro oppose secondo il gup “un silenzio ingiustificabile”: il tema, si ammonisce, non può però essere derubricato a “una questione di natura puramente burocratica rispetto all’obiettivo di una indiscriminata vaccinazione della popolazione generale, trattandosi di sieri allo stato soggetti ad autorizzazione in via condizionata, per i quali è quindi tuttora in corso la verifica sull’idoneità a fornire benefici per la salute umana maggiori rispetto ai rischi per la stessa”. Ora si attende il processo.

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