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“Com’è davvero l’Italia”. Notte degli Oscar, il New York Times attacca il cinema Italiano. Cosa hanno scritto

Pubblicato il 06/03/2024 13:22

È apparso un articolo davvero terrificante sul New York Times contro l’Italia. Il pretesto, sottilissimo, è quello del film “Io Capitano” candidato agli Oscar. L’autore del pezzo è Richard Braude, traduttore e scrittore che scrive da Palermo. Diciamo terrificante perché dà un ritratto completamente distorto del nostro Paese, oltre a essere impreciso su alcune affermazioni. Scrive Braude: “Di tutte le offerte di questa stagione degli Oscar, ce n’è una che spicca: I Captain. Candidato al miglior lungometraggio internazionale, è un resoconto visivamente sbalorditivo e spesso straziante del viaggio dall’Africa occidentale all’Europa. Basato su molte storie di vita reale, mostra gli orrori della pericolosa rotta attraverso il Sahara e il Mar Mediterraneo che più di un milione di persone hanno intrapreso negli ultimi dieci anni, lungo la quale migliaia di persone sono morte”. E fin qui tutto bene, poi arriva il primo passaggio incriminato… (Continua a leggere dopo la foto)
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L’autore dell’articolo afferma, infatti, che in Italia al governo ci sia “l’estrema destra”. Cosa che agli italiani non risulta. Cosa si intende, poi, per estrema destra? Non solo. Braude poi scrive che il governo ha introdotto “leggi anti-migranti draconiane”. Peccato che le “nuove” leggi del governo Meloni non hanno cambiato una singola parole rispetto alle leggi precedenti. È questa dunque l’immagine che l’autore dell’articolo vuole dare dell’Italia agli Stati Uniti? Stati Uniti dove, del resto, Meloni è stata proprio di recente, raccogliendo stima e riconoscenza dal presidente dem Biden. Ma Braude va avanti per la sua strada e attacca il regista del film, Matteo Garrone, per non aver fatto il film come Braude avrebbe voluto, e per non aver raccontato, sempre secondo Braude, “tutta la verità”. E quale sarebbe? (Continua a leggere dopo la foto)

Ce lo dice Braude, ovvio. “Quello che succede accanto a persone come Seydou (il protagonista del film, ndr) è l’arresto, l’interrogatorio, processi spesso lunghi e, nella maggior parte dei casi, il carcere. Chiunque assista un’imbarcazione che attraversa il Mediterraneo con migranti irregolari a bordo può essere accusato di traffico di esseri umani, siano essi operatori umanitari in missione di salvataggio o migranti che, per qualsiasi motivo, si sono assunti la responsabilità di condurre l’imbarcazione verso la salvezza”. E ancora: “Sono oltre 1.000 gli stranieri imprigionati in Italia per aver aiutato persone ad attraversare i confini del Paese, molti dei quali sono arrivati ​​con le stesse modalità del protagonista romanzato di Io Capitano“.

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