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Ecco come nascono gli “scoop” dei giornali di sinistra. La denuncia: “È come la P2”

Pubblicato il 05/03/2024 11:28

La vicenda dei dossier è una nuova piaga italiana. Documenti spionistico-giornalistici preparati – ancora non si sa bene per quale fine, ma si può facilmente immaginare (danneggiare, ricattare?) – su esponenti politici, o della finanza, o imprenditori, o personaggi genericamente vip. Quello che colpisce, oltre al metodo e ai nomi messi nel mirino, è il silenzio della sinistra e della stampa di sinistra. Molti grandi giornali, infatti, “lo tengono sottotraccia per solidarietà coi colleghi, sia coi colleghi inquisiti che con quelli che temono di poter finire inquisiti”, come denuncia Piero Sansonetti su L’Unità. Sansonetti mette poi in luce come “le inchieste”, oggi, “dipendono dal potere”. Dice: “L’inchiesta non è del giornalista, è di esponenti dello spionaggio, che poi imbeccano i giornalisti o addirittura lavorano su input dei giornali o dei giornalisti”. Ma c’è anche altro, ed è quello che rivela l’ex magistrato Luca Palamara (che il sistema lo consoce bene) in un’intervista a Il Tempo. (Continua a leggere dopo la foto)
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Siamo dunque di fronte a vere e proprie cordate di potere composte da magistrati, ufficiali di polizia giudiziaria e giornalisti che fanno dossieraggio e si servono della stampa, di certa stampa, per interessi politici. A denunciarlo è l’ex presidente dell’Anm Luca Palamara, il quale poi accusa: “Il silenzio della sinistra è imbarazzante”. Aggiunge Palamara dialogando con Edoardo Sirignano: “Il dark web del Sistema è fatto di logge e lobby, luoghi dove le questioni si affrontano fuori non solo da occhi indiscreti, ma anche dalle regole. Il più noto di questi porta il nome di P2, la più famosa loggia segreta e deviata della massoneria. Quanto vediamo oggi ne è la continuazione”. Ma chi sono i veri mandanti dell’operazione “dossieraggio”? Luca Palamara anche su questo ha le idee chiare. (Continua a leggere dopo la foto)

Spiega Palamara: “L’esperienza insegna che neppure la giustizia, per quanto punti i riflettori, riesca a fare a piena luce sul mondo invisibile del quale, a volte per scelta, altre in modo inconsapevole, fanno parte anche uomini che vestono la toga. Difficile pensare che il finanziere […] unitamente ad alcuni giornalisti del Domani e al magistrato Antonio Laudati, potesse agire solo per un proprio tornaconto. Dietro c’è sempre un mandante”. Sulla sinistra Palamara è netto: “Imbarazzo istituzionale, in considerazione del luogo in cui i fatti si sono verificati, la Procura Nazionale Antimafia tradizionalmente sempre vicina alla sinistra, e dei soggetti coinvolti, nessuno dei quali appartenente al Pd. Al contrario, la quasi totalità dei compulsati appartiene al centrodestra o a persone vicine a Giuseppe Conte”. (Continua a leggere dopo la foto)

Conclude Palamara tracciando un quadro ormai chiaro a tutti: “Da circa un decennio chi cessa dalla carica di Procuratore nazionale antimafia viene assoldato dai partiti “non di destra”, quasi esistesse un debito di riconoscenza per la carica in precedenza ricoperta. Ha iniziato il Pd con Piero Grasso, all’epoca prescelto per creare una contrapposizione con Antonio Ingroia. Poi è toccato a Franco Roberti, candidato dai dem alle europee fino ad arrivare a Cafiero de Raho, eletto tra le file del M5S. Si sta verificando una linea di continuità tra chi assume la carica di Procuratore Nazionale Antimafia e la carriera politica, in barba al principio di separazione tra i poteri dello Stato”.

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