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Autostrade, si apre un’altra pesantissima inchiesta. Ora si indaga per “omissione di lavori”

Continuano le indagini nel mondo di Autostrade dopo la tragedia del Ponte Morandi e dei recentissimi crolli dovuti a maltempo e incuria. Ed è proprio sull’incuria e sulla specifica volontà di ignorare i report e i dossier con i rischi crolli che ora si stanno concentrando i magistrati. Tutto è partito dalle segnalazioni dei consulenti, che hanno riscontrato un elevato stato di corrosione del cemento sotto l’impalcato dei viadotti. Una circostanza che non poteva combaciare con i voti (40 su un massimo di 70) dati dai tecnici di Spea fino a giugno. Scrive oggi Il Fatto Quotidiano che è stato aperto un terzo filone dell’inchiesta sui viadotti controllati da Autostrade per l’Italia: “Si indaga per omissione di lavori in costruzioni che minacciano rovina, al momento a carico di ignoti”.

“L’indagine – si legge sul Fatto – è collegata alla chiusura parziale della A26 per il ‘grave stato di deterioramento con pericolo di rovina’ rilevato dai consulenti della procura sui ponti Fado e Pecetti, i due viadotti su cui Aspi sta effettuando controlli da lunedì notte. Nel fascicolo, in mano al pubblico ministero Walter Cotugno, potrebbero rientrare anche il Sori, Veilino e Letimbro. Secondo quanto previsto dalla legge commette questo reato ‘il proprietario di un edificio o di una costruzione che minacci rovina ovvero chi è per lui obbligato alla conservazione o alla vigilanza'”.

Gli investigatori della guardia di finanza hanno acquisito i progetti del Fado e del Pecetti per verificare se l’opera costruita corrisponda a quella realizzata, così come sarebbe avvenuto per il Paolillo (A16 in Puglia). Verifiche in questo senso verranno fatte anche su tutti gli altri 18 viadotti nel mirino della procura.

Conclude Il Fatto: “Dall’indagine sui falsi report, che vede indagate una ventina di persone tra dirigenti e tecnici di Aspi e Spea, era già emerso che il Paolillo non corrispondeva al progetto originario”.

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