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Alla fine Salvini ha detto sì. Dopo tanto frignare si inchina anche lui al volere di Draghi

Pubblicato il 24/02/2022 18:07

Il governo pone la fiducia alla Camera sul D.L. sull’obbligo vaccinale

L’emergenza volge al termine ma il Governo continua a perseverare sulla strada delle imposizioni. L’obbligo vaccinale per i soggetti over 50 è stato prorogato fino al prossimo 15 giugno, ben oltre la data di scadenza dello stato d’emergenza. La Camera ha approvato la fiducia con 372 voti a favore e 46 contrari e l’ipocrita astensione strategica della Lega. Il decreto legge che fissa l’obbligo è inerente anche ai vincoli legati all’applicazione del Green pass. Il provvedimento è in prima lettura, dovrà quindi essere esaminato anche dal Senato ed approvato entro l’8 marzo.
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Salvini e la Lega si inchinano per l’ennesima volta

Come suo solito il leader della Lega, nei giorni scorsi, non ha perso occasione per giocare il ruolo sia di poliziotto buono che di quello cattivo. Salvini aveva infatti rilasciato diverse dichiarazioni in cui diceva di voler proporre addirittura l’abolizione del Green Pass dal mese di Marzo, salvo poi ritrattare tutto (ancora una volta) dichiarando di voler votare a prescindere la fiducia al Governo. Nel Decreto Legge si prolunga la stretta vaccinale per tutti gli over 50, coinvolgendo circa 2,5 milioni di persone. A suo dire, la Lega avrebbe voluto partire dagli over 60 per scendere poi in maniera graduale, «Un modo per permettere al mondo degli autotrasportatori e dei lavoratori edili no vax di non perdere il lavoro», questa la spiegazione del Carroccio. Di tutta risposta il Premier Draghi, facendo squadra con il ministro Roberto Speranza, Forza Italia, il PD e Italia Viva, ha provato a scendere fino alla soglia degli over 40.
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Sembra proprio che, nonostante le frasi ad effetto stampate sulle sue mascherine, Salvini non riesca a mantenere la testa alta nel dire un secco “no” alla truppa governativa, nemmeno per quanto riguarda quei provvedimenti che egli stesso si impegna tanto a criticare davanti ai microfoni della stampa, salvo poi fare, costantemente, clamorosi dietrofront nel momento delle votazioni.

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