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La Bundesbank gela i fan del Recovery Fund: “No a debito condiviso su larga scala e più austerità”

di Filippo Nesi.

Il report mensile appena pubblicato da Bundesbank non risparmia critiche al Next Generation EU (cosiddetto Recovery Fund) e alle decisioni prese nell’ultimo Consiglio europeo di luglio. Ma, soprattutto, ribadisce la ben nota contrarietà di Berlino a qualsiasi ipotesi di debito comunitario su larga scala nel lungo periodo. 

1. Il Next Generation UE elargirà 360 miliardi di prestiti e 390 miliardi di sovvenzioni. I primi verranno rimborsati tramite il normale servizio del debito, i secondi tramite contributi ai futuri bilanci UE, ossia «tutti gli Stati membri contribuiranno nella misura della loro futura quota di finanziamento» (chissà se qualcuno in Italia ci crederà, ora che lo dice Bundesbank). 

2. Le fonti di entrate aggiuntive (tassa sui rifiuti di plastica, tassa digitale) da un lato riducono la necessità di risorse proprie, dall’altra scaricano, però, il finanziamento del bilancio UE sui contribuenti UE. «Allocazione di risorse difficilmente orientata alla crisi», dicono gli esperti Bundesbank. Anche questo è un dettaglio non di non poco conto, su cui molti di noi hanno finora cercato di portare invano l’attenzione.  

3. I trasferimenti verranno assegnati sulla base di parametri quali a) popolazione, b) livelli di reddito nazionale lordo nel 2019, c) tasso di disoccupazione 2015-2019. Solo in piccola misura, quindi, rifletteranno la perdita di PIL tra il 2020 e il 2021. Testualmente: «La stragrande maggioranza dei trasferimenti non avrà correlazione con la gravità con cui uno Stato membro è stato colpito dalla crisi del coronavirus». Detto dai tedeschi, eppure leggendo i giornali e ascoltando il governo in Italia sembra che ci attenda una pioggia di miliardi da qui al 2028. 

4. I maggiori beneficiari saranno quindi gli Stati dell’est, grazie al loro PIL pro capite relativamente basso, e gli stati del Sud, in virtù dei loro elevati livelli di disoccupazione. Metà delle risorse verranno allocate a Italia e Spagna.

5. Un debito condiviso su larga scala non è, però, previsto dall’attuale quadro normativo dell’UE e «richiederebbe larghi trasferimenti di sovranità nazionale a livello UE per mantenere un equilibrio tra responsabilità e controllo». La Bundesbank è ancora più esplicita su questo punto: «L’idea che il debito UE sia “gratis” è illusoria. Il debito UE sarà un peso per i futuri contribuenti europei, anche laddove esso non compare direttamente nelle statistiche nazionali. Per questo, gli obblighi derivanti dal debito comunitario dovranno essere tenuti in considerazione nella valutazione delle finanze pubbliche nazionali. Quanto alle regole di bilancio, è fondamentale per il futuro che tali regole garantiscano la riduzione dei rapporti di debito elevati e la sostenibilità delle finanze pubbliche in tutti gli Stati membri». 

E tanti saluti a chi, come Giampaolo Galli, continua a vedere nel Next Generation EU la premessa dei futuri Stati Uniti d’Europa. Ognuno vive nei sogni che si costruisce. 

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