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“Il macigno del debito pubblico”: ecco come usano la psicologia per manipolarci

di David Lisetti.

Seconda parte di un articolo in due parti. La prima parte è consultabile qui.

Nella prima parte di questa trattazione abbiamo analizzato uno dei principali strumenti di manipolazione economica, ovverosia il “frame”, specificando come la realtà economica che ci viene proposta non sia l’unica possibile ma esista un’alternativa che può garantire innumerevoli vantaggi alla collettività ed al nostro paese. 

In questa seconda parte invece andremo ad analizzare per quale motivo la narrazione del mainstream economico abbia così tanta presa sul pubblico generalista. E per farlo parleremo di linguaggio metaforico e condizionamenti cognitivi. 

Prima di iniziare è necessaria una doverosa panoramica su uno dei concetti cardine su cui si basa la seguente trattazione, ovvero l’embodiment hypothesis (questi primi passaggi saranno forse un pochino tecnici ma vi assicuro che alla fine dell’articolo tutto vi sarà molto più chiaro). 

L’embodiment hypothesis assume che larga parte dei concetti di pensiero siano legati alla conformazione delle strutture neuronali, così come il sistema motorio o gli organi di senso, e che da tali concetti deriva anche la loro struttura inferenziale (operazione mentale per cui si passa da un giudizio o da un fatto noto ad un altro giudizio) che ne ricalca le strutture percettive neuronali. Quanto sopra rappresenta il fulcro del sistema fisico e percettivo nei processi cognitivi. Ricerche nel campo della neurobiologia e delle scienze comportamentali supportano le nozioni riguardanti la fisicità e l’importanza del sistema motorio e sensoriale in relazione al linguaggio e alla comprensione. 

Mente e corpo sono collegati tra loro in modo bidirezionale, tutti noi diamo per assodato che la mente controlli il corpo ma ignoriamo come anche il corpo (inteso come apparato motorio-sensoriale) influenza la mente (intesa come apparato logico-cognitivo). Le banali azioni quotidiane come afferrare qualcosa con le mani, stare in piedi o camminare, conducono allo sviluppo di concetti sensorio-motori che sono estesi alla sfera nozionale principalmente per via metaforica, in altre parole l’interazione del nostro corpo con l’ambiente circostante costituisce le fondamenta del nostro processo di apprendimento; il linguaggio metaforico in questo processo di apprendimento ha il ruolo di maestro e guida. Attraverso il linguaggio metaforico formiamo le nostre scelte e i nostri giudizi. Per esempio, Lakoff e Johnson spiegano il nostro associare l’esperienza soggettiva del sentire calore mentre si è abbracciati a quella del sentirsi amati. La nostra mappa sensoriale collega il provare calore al sentimento soggettivo di affetto. In questo esempio, il dominio sensoriale è la fonte, mentre quello dell’esperienza soggettiva il destinatario.

Il linguaggio metaforico basa il suo effetto pervasivo sulla struttura delle nostre percezioni perché è un linguaggio composto da immagini (associazioni visive). Sempre Lakoff and Turner affermano che «le metafore sono mappe concettuali. Esse sono parte del nostro pensiero, non un mero linguaggio». 

Le metafore sono dunque potenti e persuasive. Le metafore guidano la maggioranza dei nostri assunti di base (pregiudizi) in relazione all’insieme delle nostre opinioni, incluso il pensiero riguardante l’economia. 

Ad esempio, associamo a concetti con “più” o “meno” i termini direzionali “in alto” e “in basso” per via dell’interazione fisica con l’ambiente che ci circonda. Metafore concernenti le direzioni sono impiegate anche in relazione a stati emozionali come felicità e tristezza (come per «quel film mi ha tirato su» o «mi sento giù»), successo e fallimento («ha fatto la scalata in società» o «è caduta in disgrazia»). 

Alla luce di quanto sopra descritto immaginate la forza espressiva della seguente frase: «Il debito pubblico graverà come un macigno sulle spalle delle future generazioni». 

Raffigurare il debito pubblico come un macigno porta automaticamente il ricevente di questo messaggio a sentirsi “schiacciato” e quindi da un punto di vista senso-motorio la traiettoria sarà quella di andare vero il basso con la conseguente generazione di uno stato emotivo disfunzionale. Il fruitore sarà portato a livello irrazionale a ripudiare il debito pubblico e ad essere totalmente reticente ad un suo aumento. 

Un altro assunto che possiamo apprendere da questa branca della psicologia cognitiva è quello inerente agli aspetti direzionali-quantitativi: il  “più” ci fa immaginare una dinamica crescente ed il “meno” una decrescente. In relazione alla nostra visione del denaro, “più” è tipicamente qualcosa di buono e positivo, mentre “meno” è tipicamente negativo. 

L’idea che il deficit pubblico sia desiderabile rientra quindi in un campo controintuitivo e di difficile assimilazione ma, come vedrete nel prossimo articolo, la desiderabilità di ampi deficit pubblici e di alti debiti pubblici è alla base della prosperità di una nazione e di qualsiasi economia istituzionalizzata. 

La dottrina macroeconomica dominante a supporto del modello rappresentato nella Figura 1 (per approfondimenti leggere la prima parte) non riconosce le caratteristiche basilari del funzionamento dell’economia nel mondo reale ed il pubblico in genere non è consapevole della mediocrità del modello economico dominante. 

Il dilagare dell’attuale narrazione economica nell’opinione pubblica è stato possibile tramite la correlazione di tutta una serie di miti economici rinforzati dall’utilizzo di metafore. Nella tabella n. 1 indicherò una serie di metafore, utilizzate dagli opinionisti ed economisti neoclassici, finalizzate ad attaccare la spesa pubblica, i deficit pubblici e l’utilizzo del debito pubblico per supportare i redditi dei lavoratori svantaggiati. Tutte queste metafore sono costruite per rinforzare gli argomenti principali del paradigma dominante con l’obbiettivo di promuovere una sorta di “autodisciplina”, “indipendenza”, “ambizione” “ricchezza” e “sacrificio” (vedere la figura 1). 

Tramite il loro utilizzo si oscura la verità per indurci al consenso verso politiche atte a peggiore la nostra situazione, nonostante esistano alternative che possono farci stare economicamente e socialmente meglio, anche in termini di collettività.

Con questo secondo articolo si chiude il ciclo di contenuti offerti dalla MMT sulle tecniche di manipolazione adottate (consapevolmente o inconsapevolmente) da media, economisti e commentatori economici. 

Nel prossimo articolo invece entreremo nel vivo dell’affascinante approccio economico della MMT, che sta conquistando con la sua forza logica ogni giorno nuove fette di appassionati lettori ed estimatori (per maggiori informazioni vi rimando al seguente articolo)

Concludo riportando alla vostra attenzione un tema di attualità che rischia di compromettere il futuro dell’Italia e su cui tutti noi dovremo tenere un livello di allerta massima. Sto parlando del MES (per approfondimenti qui un mio articolo su questo specifico tema), poiché alla luce di quanto avete potuto apprendere dalla lettura di questi due articoli avrete sicuramente capito che le parole e il nostro modo di esprimerci non sono “neutri” ma hanno una grande forza evocativa, che direziona le nostre scelte e le scelte altrui. 

D’ora in poi fate caso a come i media ci presentano il MES, a come ne danno una connotazione di “aiuto”; nella nostra sfera di esperienze individuali sappiamo che un aiuto o per meglio dire “una mano tesa” è incondizionata, gratuita, disinteressata. Ad ognuno di noi sarà capitato almeno una volta nella vita di aiutare o di essere aiutati da un amico o familiare in modo incondizionato, quindi quando i media ci parlano del MES dicendo che è un aiuto, tutti noi pensiamo che sia effettivamente privo di condizionalità. 

Immaginate come cambierebbe l’opinione pubblica italiana se tutti i media iniziassero a nominare il MES per quello che effettivamente è, ovvero un prestito.  Tutti noi sappiamo che il prestito non è mai privo di condizionalità e che spesso sono le clausole che rimandano ad altri contratti/allegati a nascondere le vere criticità, di conseguenza il livello di allerta dei cittadini italiani sarebbe molto più elevato di quello attuale. Attraverso la trattazione dell’argomento MES ho voluto fornirvi un ulteriore elemento di riflessione sull’importanza del linguaggio e su come i media indirizzano le nostre percezioni e le nostre scelte. 

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