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Russia, l’arma finale. L’Europa trema e inizia a calcolare i danni. Ecco quali saranno le conseguenze

Pubblicato il 30/08/2022 20:43 - Aggiornato il 30/08/2022 20:44

Inizia domani 31 agosto e dovrebbe durare tre giorni la nuova chiusura “per manutenzione” del gasdotto Nord Stream 1 da parte di Gazprom. Il colosso russo del gas aveva già comunicato l’interruzione il 19 agosto scorso e già solo l’annuncio ha innescato la più violenta tempesta sul prezzo del metano mai verificatasi in Europa. Si tratta della seconda chiusura in poco più di un mese.
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Dopo l’annuncio, il gas in Europa – stimato alla quotazione del Ttf di Amsterdam – valeva 233 euro megawattora, mentre il lunedì successivo alla riapertura dei mercati è schizzato verso l’alto del 30% a oltre 300 euro e nei giorni seguenti è salito sopra i 330 euro. Le continue interruzioni dei flussi dal Golfo di Finlandia verso la Germania appaiono come una vera e propria stoccata della Russia all’Unione Europea. In questo caso lo stop al gasdotto si spiegherebbe con la manutenzione dell’unico compressore di Nord Stream 1 ancora in funzione, mentre in luglio la ragione ufficiale di uno stop di dieci giorni fu la mancanza di una turbina Siemens in riparazione in Canada.
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Di tutta risposta, i governi di Germania e dello stesso Canada sono arrivati addirittura ad allentare quelle stesse sanzioni che in precedenza non vedevano l’ora di applicare in difesa dell’Ucraina. Questo è avvenuto al fine di permettere di spedire turbine di Siemens a Gazprom per i prossimi due anni. Come riporta il Corriere della Sera, però, i russi non hanno mai voluto indietro il pezzo mancante, perché evidentemente la causa delle interruzioni non è tecnica, ma politica. Semplicemente, Vladimir Putin ha dato mandato a Gazprom di destabilizzare quanto più possibile le quotazioni del gas in Europa. L’annuncio di dieci giorni fa riguardo alle chiusure a partire da domani, da questo punto di vista, ha centrato in pieno il suo scopo.
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Se tutto andrà come annunciato in precedenza, fra tre giorni i flussi di Gazprom attraverso Nord Stream 1 riprenderanno, ma al massimo per 33 milioni di metri cubi al giorno, una frazione minima rispetto alla capacità di trasporto del tubo che arriva a 167 milioni di metri cubi al giorno. Piuttosto che calmare i mercati europei onorando le forniture, Putin preferisce far bruciare il gas nel cielo del Golfo di Finlandia. Perché la guerra economica fra la Russia e l’Unione Europea è anche e soprattutto questo. Una guerra economica che si sarebbe potuta evitare con un po’ di buonsenso ed una buona dose di diplomazia. Una guerra economica che continuerà ad avere delle pesantissime ripercussioni su chi quelle sanzioni le ha volute, rispetto e chi le ha subite. Segno tangibile del totale fallimento della gestione dell’Europa e della Nato.

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