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Dal Regno Unito: “Un quarto delle morti attribuite al Covid non sono causate dal Covid”

In molti avevano già sottolineato in tempi non sospetti la necessità di fare un distinguo tra i morti “per” Covid e i morti “con” Covid. E adesso dal Regno Unito arriva uno studio che mette in serai discussione i dati divulgati fin qui. “Quasi un quarto dei decessi attribuiti nel Regno Unito al Covid-19 in realtà non sarebbero stati causati dal coronavirus”. Lo affermano gli ultimi dati aggiornati dell’Ufficio per le statistiche nazionali (Ons) secondo cui il 23 per cento dei casi fatali parlano ora di persone che sono morte “con” il virus piuttosto che “a causa” della malattia. (Continua a leggere dopo la foto)

Come spiega il Telegraph – in un articolo ripreso da Today – ciò significa che anche se la persona morta era risultata positiva al Covid, “non è stata quella la causa principale della sua scomparsa registrata sul certificato di decesso”. Sempre secondo i dato dell’ufficio statistico “il numero delle persone che hanno perso la vita e che avevano il coronavirus ha superato i 150mila, anche se i dati ufficiali del governo affermano che sono stati 127mila le vittime del Covid-19”. (Continua a leggere dopo la foto)

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Questo appunto perché non sempre la malattia è ritenuta la causa del decesso. Ora, grazie alla straordinaria campagna di vaccinazione messa in atto senza i vincoli dell’Ue, Il Regno Unito vede i nuovi contagi diminuire in maniera evidente. E il numero di decessi registrati che coinvolgono il coronavirus in Inghilterra e Galles è sceso al livello più basso in sei mesi. Intanto il Paese della Brexit ha riaperto pub, ristoranti, negozi e la maggior parte delle attività. (Continua a leggere dopo la foto)

Il premier Boris Johnson continua a inviare messaggi in cui chiede cautela ai cittadini, ma il Regno Unito vede la fine dell’incubo. Gli gli esperti hanno affermato che è chiaro che la vaccinazione stia avendo l’impatto “maggiore”, con il tasso di mortalità per gli ultrasessantenni ora vicino a quello dei minori di 60 anni, nonostante fosse 43 volte superiore al picco di gennaio.

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