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L’altra beffa del Recovery Fund: i prestiti dell’Ue aumenteranno il debito pubblico

I prestiti dall’Unione Europea sono una fregatura colossale. Iniziamo col dire che finalmente adesso tutti li chiamano col loro nome: prestiti, appunto. Nessun regalo, dunque, nessuna solidarietà. Ma soldi nostri che loro ci ridanno in prestito e sui dovremo poi pagare gli interessi. Interessi che pagheranno le già disgraziate generazioni future, quelle senza garanzie e senza lavoro. Ma c’è di più: questi prestiti aumenteranno del 10% il nostro debito. Il Recovery Fund, infatti, ripetiamo, non sarà in trasferimenti diretti di bilancio ma in prestiti. E come vanno trattati sul piano contabile quei prestiti? Come spiega anche Fubini (persino lui ora se n’è accorto) sul Corriere “se andassero semplicemente aggiunti al calcolo del debito pubblico – uniti ai 28 miliardi del fondo europeo Sure per il lavoro – si arriva a 152 miliardi di oneri in più”.

Cosa vuol dire? Che stiamo parlando del 9% del Pil italiano, che può diventare 10% nel caso si sommi anche il prestito sanitario di quell’altra fregatura che è il Mes. Cosa succede quindi? Che se il governo iscriverà le somme del Recovery Fund nella normale contabilità del debito pubblico, questo balzerà ancora più su. Bell’affare questi prestiti dell’Ue che dovevano salvarci e dovevano far ripartire l’Italia dopo il disastro combinato dal Covid e dall’incapacità del governo di gestire questa emergenza e il post-emergenza.

Intanto, sempre Fubini fa sapere che “il governo sta muovendo passi in avanti nel definire le linee guida del suo Recovery plan. Sono state già sentite le principali grandi imprese pubbliche e private su quali siano i potenziali progetti con effetto moltiplicatore per la crescita. Gli incontri sono rimasti riservati soprattutto per evitare ripercussioni sui listini, sempre possibili vista la dimensione delle somme in gioco. Ma ora i primi documenti sono pronti in forma di bozza. Per mercoledì è fissata la riunione del Ciae, Comitato interministeriale Affari europei a cui partecipano il premier e tutti i principali ministri, che dovrebbe approvare e mandare in Parlamento il primo piano d’indirizzo”.

Dove vorrebbe investire i soldi in prestito del Recovery Fund il governo? Si parla di digitalizzazione, innovazione, infrastrutture, sviluppo ecosostenibile, istruzione e ricerca. E su questo ultimo capitolo il più grande investimento sarebbe semplicemente quello di far dimettere la Azzolina, la quale continua imperterrita a far danni. “Dopo mercoledì, le prossime tappe arrivano a fine settembre con la nota di aggiornamento ai conti e a meta ottobre con il primo invio di linee guida a Bruxelles. Ma la presentazione dei progetti dettagliati probabilmente non arriverà prima di gennaio. Slittano dunque anche i tempi dei primi esborsi”. E così, mentre si aspettano i fantamiliardi europei che aumenteranno il nostro debito, l’Italia continua ad affondare.

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