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Lotta all’evasione fiscale: si guarda al dito e non alla luna dei fondi fantasma sparsi per l’Ue

Una delle parole d’ordine del governo, impegnato giorno e notte a limare un difficile accordo sulla manovra: lotta dura all’evasione fiscale, sbandierata a più riprese e che passa per punti saldi come la limitazione all’uso del contante e il carcere per chi nasconde somme importanti al fisco. Si lavora sui dettagli, sui numeri. Senza però chiedersi se l’impianto di fondo sia effettivamente corretto, se sia questo il modo per combattere davvero una piaga che sottrae ogni anno alle casse pubbliche milioni di euro.

Pensare che la lotta all’evasione fiscale sia semplicemente la somma dell’intensificazione dei controlli già annunciata dai giallorossi è infatti quantomeno ingenuo. Sia chiaro: si tratta di un reato odioso, che va contrastato con ogni mezzo. Per farlo, però, occorre individuare correttamente il bubbone, che non si trova certo nelle casse di piccoli artigiani e commercianti.

Cifre mostruose sono nascoste in quell’Unione Europea che a sua volta si riempe la bocca di parole come trasparenza e legalità. E che consente, però, la volatilizzazione di 15 trilioni di dollari (praticamente l’equivalente dell’intero pil americano), finiti in fondi fantasma metà dei quali si trovano sul territorio Ue: principalmente Olanda e Lussemburgo, come accertato anche dai dati ufficiali del Fondo Monetario Internazionale, tra l’altro già emersi in passato.

Se si vuol davvero dichiarare guerra all’evasione, non servono controlli a tappeto. Ne basterebbero pochi, mirati verso quei soggetti ormai maestri nel sottrarre al fisco quanto dovuto. Banche, multinazionali, imprenditori. Una lunghissima schiera di furbi e furbetti della quale l’Unione Europea, fin troppo tollerante, dovrebbe dare conto. Sa di beffa, stando queste premesse, la decisione dei 28 ministri finanziari dell’Ecofin, che nelle scorse ore hanno fatto uscire la Svizzera dalla “lista grigia” dei Paesi paradisi fiscali non collaborativi e depennato gli Emirati Arabi dalla “lista nera”. La spia di come certe battaglia non sono ancora, in realtà, nemmeno iniziate.

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